— Sì, sì, voi mi domandate ciò, perchè avete udito parlar d'un miracolo, e perchè vi piace di saziarvi d'un pane che non costa nulla[30]. Ebbene non vi date pena per un alimento che si consuma, ma per quell'alimento che dura sempre, e che il figlio di Dio, solo, può darvi. Dio il Padre vi è garante per lui.
— Tutto questo è molto bello, sclamò un pescatore dai banchi del popolo; ma che occorre egli fare per meritarsi da Dio codesto prezioso alimento?
— Poca cosa, replicò il Rabbì; per piacere a Dio, bisogna credere in colui ch'egli ha inviato.
— Dio ha inviato dei profeti, disse allora un anziano ed essi si sono manifestati con le parole, e gli atti. Ora che segno ci porti tu, pel quale potessimo vedere e credere in te? quali sono le tue opere? I nostri padri mangiarono la manna nel deserto, ciò è scritto, ed essi credettero in Mosè, il quale loro distribuiva così il pane del cielo. E tu, che hai fatto tu? Dov'è la tua manna?
Sfidato a dare questa spiegazione, obbligato a declinare i suoi titoli di parentela con Dio, il Rabbì rispose con un motteggio:
— Voi siete degli sciocchi, e null'altro, credendo alla vostra manna scesa dal cielo per quarant'anni, e sempre a tempo. Mosè non diede del pane del cielo ai vostri padri[31]; ma gli è il padre mio al contrario, il quale vi darà il vero pane celeste. Imperciocchè, gli è il pane di Dio soltanto che piove dal cielo, e dà vita al mondo[32].
— A meraviglia, osservò ironico il capo degli anziani, punto molto che il Rabbì non avesse trovato buono il suo parashà: a meraviglia, maestro, ma dacci dunque di codesto pane miracoloso che non costa nulla, nutre così bene, e viene da così alto[33].
A una domanda così impertinente, ad una derisione così fina, il Rabbì rispose con un'altra dell'istesso calibro.
— Come, anziano mio? tu vuoi di questo pane tu? Ebbene, niente di più facile, e di più alla tua portata. Eccomi. Io sono il pane della vita. Chi mangia di me non ha mai fame, e chi mi crede non ha mai sete[34].
Uno scoppio di riso accolse questo scherzo.