— Ecco la disgrazia.

— No, Rabbì, ecco ancora il progresso. Era però naturale, che quando i Maccabei infransero la potenza macedone, succedesse una reazione. Essi erano stati aiutati nella guerra dai separatisti, che si chiamavano Farisei; questi presero il potere e dettarono la legge. I Sadducei che accettavano tutte le forme esteriori della vita, tutte le trasformazioni della coscienza, ma lasciavano intatta la legge nel tabernacolo, furono messi da parte, come gente strana nei costumi, retriva nello spirito.

— A che setta appartieni tu dunque?

— Alla sadducea.... ed a nessuna. Il gran collegio decise che la legge orale era eguale al patto di Mosè. Da allora quella legge divenne formidabile. Mentre però essa era obbligatoria, mentre discendeva a regolare fino le più piccole azioni dell'uomo, fino alla maniera in cui doveva tener le sue mani, ed a quale temperatura poteva riscaldar l'acqua, era proibito l'insegnarla, e la lettura non ne era permessa che ad uno scarso numero di privilegiati. Gli Ebrei dopo questo nuovo codice divennero un popolo di macchine: l'iniziativa, la libertà, lo spirito furono inutili, furono anzi un delitto. Le più stolide scempiaggini divennero un dovere e furono sacre. La legge di Mosè faceva dal popolo ebreo il primogenito dei popoli; la legge orale ne fece un idiota presuntuoso e barbaro, che respinge la luce, la scienza, la socievolezza, la fratellanza degli uomini.

— So tutto ciò; ecco perchè io condanno i Farisei ed i Sadducei.

— E gli Esseniani?

— Sono fanatici che cangiano, esagerandolo, il bene in male. Io li condanno anch'essi.[44]

— Ebbene, o Rabbì, hai torto di condannarli. Il tuo compito è di conciliare. La separazione uccide la nazione ebrea. Occorre trovare il punto di contatto, il terreno neutro ove tutti i partiti possano darsi la mano, lasciando ad ognuno il movimento libero nel suo proprio cerchio.

— Questo terreno esiste forse?

— Esiste. Gli è l'odio di tutti e di ciascuno contro lo straniero.