Moab, sotto sembianza di pregare, accocolato in un angolo digeriva non so quale disgustoso intingolo di cavallette che aveva inghiottito qualche ora avanti, e che faceva passare sopra la sua faccia tutti i colori dell'arcobaleno.

Menahem calmava la sua impazienza di andar a vedere le donne di Sion alla fontana di Ezechiele, passeggiando pesantemente sopra i quadrelli di granito della sala del Sagan, come se avesse camminato su i sentieri da camelli della Galilea, e faceva levare in soprassalto di tanto in tanto l'ex-gran sacerdote.

In quanto a me, io era in piedi, vicino ad una finestra dirimpetto al tempio, guardando il sole che, discendendo dietro al Moriah, lo spolverava di scintille dorate; e pensavo a Maria.

Eppure, noi ci eravamo riuniti colà per una ragione terribile.

Ma l'uomo non è mai così spensierato come negli istanti in cui il suo destino bilica sopra un abisso. Era colpa mia? Il cielo era così azzurro! Il Golgota, il monte degli Ulivi, il Gareb, il Bezetha si panneggiavano nel loro mantello violetto della sera. Quella montagna di marmo e d'oro che si chiama Moriah, civettava così fastosamente! Il popolo rideva sì forte dalla strada! Il palombo gemeva sì dolcemente nel cielo! Il vento autunnale, ancora sì caldo, accarezzava con tanta grazia il dattero, il sicomoro, l'arancio, l'aloe, l'ulivo, il velo delle donne, le bianche nuvolette — che non dovevano esser altro che le ali dei cherubini di Dio, — ch'e' mi sembrava impossibile di levare lo sguardo da quella festa serena e raggiante, per seppellirlo nel sangue.

Menahem mi venne vicino, e mettendo fuori alla finestra la sua testa abbronzata sclamò:

— Ma non vengono dunque? non vengono?

— Quel galuppo di Bar Abbas ha i calli ai piedi, risposi tranquillamente io.

— Gli è che fra un'ora le porte della città saranno chiuse, riprese Menahem.

— Saresti tu invitato a cena da Pilato?