— Ascolta, disse l'uomo della chiave, tu verrai meco adesso in quella casa, e se hai mentito, o se ti sei ingannato, non c'è croce abbastanza lunga, non ci sono torture abbastanza atroci, per farti morire.

— Che io sia dannato! sclamò Bar Abbas, sei dunque Pilato, tu? E cosa vieni a rubare di notte qui?

Pilato non rispose. Con una mano aprì la porta, coll'altra spinse dentro i due avventurieri.

Sì, era Pilato in persona, l'uomo che a quell'ora usciva dagli appartamenti di sua moglie, senza vederla, senza parlarle. Egli non si curò di chiudere l'uscio. Afferrando i due accusatori di Claudia per i polsi, come in una morsa, li trascinò seco al fondo del giardino, spinse del piede la porta della conserva dei fiori, vi entrò e prendendo nella sua tasca un'altra chiave, aprì la porta che metteva nella casa. Dei deboli chiarori illuminavano i portici, i corridoj, le scale, e le camere ch'egli percorse coll'impeto dell'uragano, avendo sempre le braccia di Justus e di Bar Abbas chiuse nei suoi artigli di ferro, quantunque al postutto e' non avesse bisogno di loro. Arrivato finalmente ad una porta in cima ad una scala, bussò. La porta s'aprì e nell'istesso tempo la luce rischiarò una giovine donna, Pilato e i due suoi accoliti!

— Cypros, gridò Pilato, mi hai mentito.

Justus tremava; Bar Abbas, malgrado la sua impudenza, sentiva un brivido percorrere la sua colonna vertebrale, all'udire la voce cupa e dannata di Pilato.

— Sono perduta! mormorò Cypros. Oh povera madre mia, tu morrai schiava!

X.

Dieci giorni erano trascorsi dal mio arrivo al palazzo di Erode.

Io non aveva compreso perchè Claudia mi vi avesse condotto; comprendevo ancor meno perchè mi ci tenesse. Tutte le congetture che avevo fatte su quella donna, eran fallite. Trovai stupida la mia condotta, e più io approfondiva il carattere di Claudia, più ella mi diveniva un mistero.