— To'! ed io che volevo offrirti da mangiare.

— Mangiare! l'è questo il più bel verbo che esista in tutte le lingue umane. Offrimi dunque; te lo permetto. Mangiare gli è sempre a proposito, sia che arrivi come compenso del passato, sia che lo si prenda come previdenza per l'avvenire, sia che lo si presenti come una gentilezza del momento; e tanto più, carina mia, che io non mi ricordo troppo bene se ieri ho coniugato quel verbo al tempo presente. Mi dispiace solo di non poterti ricompensare con delle buone notizie.

— Che c'è dunque? sclamò Ida, non troppo spaventata però perchè conosceva bene suo zio.

— Ma! gli è lui. Ho forse io altri soggetti di angustie in questo mondo? è tuo fratello. Quel giovane è il mio verme roditore. Finirà coll'uccidermi dal dispiacere.

— Che ha fatto dunque? Corre forse nuovi pericoli? è ritornato a Gerusalemme?

— Per bacco, ieri; e ne ha già fatto una delle sue solite. Figurati che se n'è andato a pranzare da un lebbroso di villaggio, accompagnato da quei mascalzoni che lo seguono ovunque, con un'aggiunta di donne equivoche.

— Non è vero.

— Sta attenta, che non è poi tutto. Del resto, il proprio figlio del sagan, e Giuda da Kariot che erano lì, che l'hanno veduto, mi hanno raccontato la cosa. Prima di tutto, siccome quei villanzoni hanno soppresso l'uso di lavarsi le mani avanti pranzo, per dar lo gnorri ai Farisei, puoi immaginarti che fondo di gamella doveva restare, d'un lebbroso e quindici provinciali che tuffavan le mani nell'istesso piatto! Erano lì tutti a sguazzar nella broda, ed il Rabbì succhiava un'ala d'oca con lenti al burro pimentato — intingolo squisito, sai, Mirjam! Te ne farò mangiare la prima volta che m'inviterai a pranzo. Il Rabbì succhiava dunque tranquillamente la sua ala, pensando al regno dei cieli, allorchè una certa pettegola di mia particolare conoscenza, irruppe nella sala. Arrivava dritto dritto dal suo paese — da Magdala, sai — portando la sua casa ed il suo giardino in una fiala d'alabastro, con dentrovi non so quale malvagìa di sugna. Non disse nè buon giorno, nè buona sera. Cavò fuori il suo vaso da sotto la tonica e crac! lo ruppe sul capo del Rabbì. Ah! belloccia mia, non puoi immaginarti di che odore delizioso — cosa dirti? di costoletta arrostita, di minestra all'aglio, di rosmarino, che so io! — si riempì la casa. Ed eccoti il Rabbì inondato da quell'untume che gli scorre da per tutto.... Guarda, ne aveva tanto colato perfino ai piedi che Maria — la si chiama così — principia ad asciugarli coi suoi capelli che sono magnifici.

— Tu menti, sclamò Ida; il Rabbì non l'avrebbe permesso.

— Gli è precisamente quello che si dicevano fra loro quei furfanti dei suoi discepoli. Imperciocchè e' avrebbero preferito vendere quell'odore prezioso, e mangiarlo in un bel desinare al paschah. Il Rabbì udì i loro brontolamenti, e disse loro: Tacete, branco d'infingardi! C'è stato dei paschah fino ad oggi e ce ne sarà anche per l'avvenire, lo avete fatto e lo farete, fino a che non sarete impiccati; per me questo è l'ultimo.... Stropiccia, Maria, stropiccia, figliuola mia! I tuoi capelli sono dolci come il più fino lino dell'Egitto, ed io ne basisco di diletto.