— La verità? ohibò! Non mi prendono più a queste bazzecole. Una volta sola in vita mia ho voluto dir la verità e ne zoppico ancora. Avevo veduto, veduto coi miei proprii occhi, fuggire il tribuno della mia legione. Ne lo rimprovero: mi scocca un calcio col suo zoccolo ferrato e mi spezza una tibia. E da questo viene, che secondo voi altri insolenti della famiglia, io zoppico, mentre tutto il mondo dice che io cammino con molta grazia. Dopo di allora, mai più verità. Quindi, non stare ad andare. Non tengo poi mica tanto a render servizio al Rabbì.
— Gli è impossibile: mio fratello non avrebbe dato una simile missione a te.
— Hai proprio ragione: la sorella del re del cielo! Peste! Scusami, principessa. Chi sono io? Un vecchio legionario, un compagno d'armi di Tiberio, un allegro compare che tutti i guerrieri ed i cinedi di Gerusalemme piangeranno, quando sarò morto, coprendosi di ceneri — se hanno di che far fuoco; — che tutti i delicati della città sospireranno, quando avrò finito di divertirli, lacerandosi gli abiti — se saranno nudi. Bah! tutto ciò non basta per recare un messaggio alla figlia del carpentiere di Nazareth. Non parliamone più, e grazie. Credo che m'avevi offerto da mangiare, se non m'inganno anche in questo.
— Avrai tutto quello che vorrai, se Noah ha per di là qualche cosa, ma dimmi se veramente mio fratello mi chiama.
— Egli ti chiama, ma la non è mica una ragione perchè tu vada. Il sagan ha potuto venire da te senza pericolo, ma tu non puoi andare da lui. Come dunque? in un palazzo di principe, in mezzo alla città, in pien giorno, tu, ragazza pura ed innocente, andresti ad esporti ad un agguato di tuo zio, quel brigante che ti ha già venduta una volta! No, piccola mia, resta, resta, tuo fratello è un vaneggiatore, avrà bene abbastanza da pensare a sè stesso, stanne sicura. Io sarò nel consiglio, e lo difenderò, perchè io sono un vile senza dignità. Dunque fa conto che non ti abbia parlato di nulla, e mangiamo.
— Potrò almeno condur meco Noah?
— Conduci teco Noè, l'arca, e tutte le sue bestie — compresi Thorix e Febea che sono più vecchi delle piramidi. Ti prevengo però che costoro resteranno nella corte; imperciocchè un uomo come il sagan non ha l'abitudine di trovarsi con degli schiavi. Vieni dunque con me, o vacci sola colle tue schiave ed io vi aspetterò alla porta; oppure non andare affatto e credi che io voglio ingannarti; insomma fa ciò che vuoi. Io non vedo e curo al mondo che una cosa: la mia nobile persona.
— A che ora il Rabbì si recherà in casa di Hannah?
— Alla settima, credo.
— Ebbene vi andrò. Tu m'aspetterai alla grande porta. Vi hanno delle situazioni che assorbono come l'abisso.