Incontrammo Hannah alla sua porta. Usciva. Claudia l'aveva fatto chiamare, scongiurandolo di accorrere da lei immediatamente, avendo a fargli delle grandi comunicazioni. Ella e Pilato erano ritornati in quella stessa mattina dal loro viaggio. Hannah ci pregò di entrare, poichè eravamo attesi, ed egli aveva permesso di principiare la conferenza senza di lui.

Nell'assenza del sagan, Caifas, il grande sacrificatore, presiedeva la riunione. Non era molto numerosa. Oltre Caifas, c'era il vecchio Simeone, Gamaliel, Menahem arrivato la vigilia, Eliseo governatore del palazzo d'Antipas, il vecchio Jeù per gli Esseniani, Gionata il figlio di Hannah, Polus il terapeuta, un membro della sinagoga di Alessandria, inviato da Filone al gran collegio, ed io. Di maniera che tutti i partiti erano rappresentati.

Hannah ci aveva riuniti nel suo grande gabinetto di studio, nella parte più remota del palazzo ove egli si ritirava per meditare, o per spogliarsi della gravità delle sue funzioni. Un andito separava questo gabinetto da un piccolo appartamento addimandato uccidi-pensieri, mobigliato come quello d'un re assiro, ed ove egli celebrava dei misteri ben diversi da quelli del sancta sanctorum. All'estremità di quell'andito s'apriva una porta sporgente all'angolo più appartato del giardino, nel cui muro un altro uscio dava sopra una delle vie più deserte di Gerusalemme. Lo si chiamava l'uscio degli intrighi, dal quale un servo muto lasciava uscire, ma non lasciava entrar chicchessia, se non presentando una tessera convenuta. All'altra cima dell'andito trovavasi un piccolo gabinetto scuro, a tre uscite, l'una che immetteva nel piccolo appartamento, l'altra al gabinetto delle meditazioni, e la terza comunicava coll'andito, di rimpetto la porta donde si usciva nel giardino.

Il Rabbì non condusse seco veruno dei suoi discepoli, onde essere più franco nell'esposizione delle sue idee. Quegli uomini non lo comprendevano giammai[20]. Finchè era restato in mia casa, il Rabbì mi era sembrato estremamente inquieto, a causa di questa intimazione di spiegarsi. Ma entrando nel gabinetto del comitato, egli ritrovò la più completa serenità di spirito, e la sua figura così pronunziata, il suo sguardo così potentemente mobile, presero un'aria di dolcezza infinita.

— Mi avete chiamato a questo convegno a porte chiuse, diss'egli, non so con quale scopo. Io ho parlato nelle vie, ho insegnato nelle sinagoghe e nel Tempio per degli anni, qui, ed in tutta la Palestina. Dovreste dunque sapere ciò che voglio, e chi sono.

— Sì, rispose Gamaliele, noi ti abbiamo lasciato per lungo tempo la libertà più completa d'insegnare e di agire, benchè avessimo il diritto ed il dovere di chiuderti la bocca fino dalla prima ora, benchè tu ci avessi colmati d'ingiurie e condannate le nostre dottrine. Ciò deve provarti che noi non abbiamo nessun risentimento contro di te; che professiamo la tolleranza di tutte le opinioni. Ma ogni cosa ha un limite: quello che la forza maggiore impone alla volontà. «Posti fra l'impazienza dei nostri connazionali e la vigilanza del demonio straniero, fra le seduzioni del paganesimo e ciò che noi crediamo si debba soltanto all'Eterno, noi siamo addossati al dovere di esigere delle dichiarazioni formali da ogni qualunque pretendente al titolo di messia. Noi siamo obbligati a dedicarci alla sua missione superiore, se porta agli occhi nostri le condizioni volute di successo; nel caso contrario, a prodigargli le rimostranze e gli avvertimenti; e dopo ciò, si dia pure codesto pretendente per capo, per profeta, per figlio di Dio, o per Dio stesso, se resiste alla legge e alla nostra autorità, sovrana ancora, siamo obbligati a punirlo[21].» Ecco lo scopo della spiegazione alla quale t'invitiamo.

— Potrei declinare la competenza morale, e forse politica — io sono suddito di Antipas — della vostra giurisdizione d'esame; ma non lo fo e mi vi sottometto senza resistenza. Soltanto vi chiedo perchè, dopo una longanimità così prolungata, mi chiamate voi a quest'ora onde rendervi conto delle mie parole, dei miei errori, della mia missione? Cosa volete voi, voi stessi, Sadducei, Farisei, Terapeuti, Esseniani, Erodiani, partigiani di Giuda di Gamala, Antiochiani? Vi siete voi posti d'accordo sopra una dottrina comune per erigervi a giudici di una dissidenza? Io non rifiuto di spiegarmi: al contrario; ma desidero avere alla mia volta delle spiegazioni.

— Noi siamo qui per chiederne, e non per darne. Abbiamo i nostri titoli per interrogare; quali sono i tuoi per intimarci di dirti ciò che vogliamo? Non abbiamo soffocata la tua voce fin dalla prima ora, è vero; gli è questo un delitto? Sino a tanto che tu ti sei spacciato per figlio di una vergine, della razza di Davide, messia; noi non abbiamo detto nulla. Hai voluto importi come un Osiride, un Adone, un Budha, un Ormuzd, un Mythra o non so qual'altra divinità dell'India, della Fenicia, e dell'Egitto. Noi non abbiamo temuto questa importazione di idoli nel nostro paese. Spetta ai figli di Erode ed ai Romani lo inquietarsi di codesti discendenti di Davide. Anche noi attendiamo il liberatore del nostro paese. Hai fatto dei miracoli. Atalide figlio di Mercurio, Esculapio, Ercole, Gabienus, Policrate, Anfione, Eres, Orfeo, le figlie del grande sacerdote Anius, le sacerdotesse di Diana, di Feronia, d'Irpicus, Simone di Samaria, Apollonio di Thiane, Augusto, tutti i medici, tutti i ciarlatani, tutti i sacerdoti delle religioni straniere, il cavallo Pegaso, il pesce Oannes che predicava sulle rive dell'Eufrate, tutti costoro ne hanno fatto, ne fanno altrettanti e così miracolosi come i tuoi[22]. Noi ti abbiamo lasciato continuare i tuoi prodigi.

— Li avete calunniati.

— Ne abbiamo riso. Hai predicato la risurrezione, che non si trova nei libri di Mosè; ma ti sei attribuita la massima d'Hillel: «Fa agli altri ciò che vorresti si facesse a te stesso;» hai abbracciato la dottrina dell'eguaglianza stabilita da Platone, e prima di lui, da Gesù figlio di Sirach, da Aristobulo, e da Pitagora; hai anche accettato «la legge orale trasmessa da Mosè a Giosuè, e da questi agli anziani che la comunicarono ai profeti, e da questi ai dottori delle grandi sinagoghe, come pure le tre sentenze emanate da questi ultimi: Siate lenti nel giudicare; moltiplicate i discepoli; e fatevi bastione della legge.» Allora, se tu hai stimatizzato il ridicolo dei nostri bigotti e dei nostri zelanti, se hai trasgredito diverse delle nostre pratiche, se, nell'interesse del tuo proselitismo, ci hai calunniati, abbiamo chiusi gli occhi, perchè tu rispettavi il fondo della legge.