Maria mi prese le mani, e soffocata dalle lagrime mi disse:

— Giuda, ancora uno sforzo: salviamolo suo malgrado.

Questo accento d'un immenso amore, d'una tenerezza infinita ed ingenua mi commosse, e mi calmò ad un tratto.

— Nessuno, le dissi, può revocare la sentenza del sanhedrin, altri che il sanhedrin stesso. Esso nol farà, non lo potrebbe nemmeno, dopo le considerazioni che l'hanno deciso ad emetterla. Vi sono però due uomini che possono ancora salvarlo, se il Rabbì vuole prestarsi a motivare la loro indulgenza; essi sono Hannah e Pilato. Recati nella tua antica dimora a Bezatha ed annunzia alla sorella del Rabbì che suo fratello è perduto, se ella non piega Pilato alla clemenza. Per mia parte, io me ne vo ad agire sul sagan. Poco spero. Però non voglio avere il rimorso di essere stato negligente.

Io le diceva queste parole, allorchè vedemmo il Rabbì ed i suoi discepoli uscir dalla casa, e nello stesso tempo i due uomini appiattati nell'ombra avanzar fuori e seguirli da lontano. Noi pure li seguimmo fino alla porta della Vallata. Maria s'avvicinò al Rabbì e gli disse che gli agenti del Tempio lo spiavano. Egli non le rispose, e continuò la sua strada. Maria l'accompagnò fino al pressoio del monte degli Olivi; poscia, secondo il nostro accordo, ella si recò prima da Ida, e poi venne ad aspettarmi alla porta del palazzo di Hannah.

Il sagan era desolato della sorte del Rabbì. La nostra partita contro i Romani era aggiornata, ma non abbandonata; non potevamo quindi veder un uomo come il Nazareno, che poteva divenire, malgrado tutto, una forza nazionale, perdersi in un momento di allucinazione. Hannah ed io eravamo convinti che egli avrebbe finito col comprender meglio la situazione, e che avrebbe barattato la sua parte di riformatore morale, per quella di agitatore politico. Noi discutevamo dunque ancora sul mezzo di salvarlo, senza oltraggiare nè la legge, nè il gran consiglio, nè la sentenza pronunziata, nè il sentimento popolare, conversavamo ancora sui sospetti che l'entrata del Rabbì in Gerusalemme e le sue parole imprudenti avevano destati in Pilato, quando un membro del sanhedrin venne a raguagliarci di ciò che era accaduto.

Gli agenti del Tempio avevano accompagnato il Rabbì fino a Gethsemani, e si erano assicurati che egli vi passerebbe la notte; poichè i suoi discepoli si erano coricati nella corte, e aggrovigliati nei loro pastrani russavano pacificamente. Uno di questi agenti ne aveva dato notizia a Caifa, il quale aveva fatto immediatamente partire una o due dozzine di guardie del Tempio, armate dei loro bastoni. Ma arrivati sul sito, l'ufficiale che li conduceva aveva osservato alcuni sintomi inquietanti. Anzitutto taluni di quei discepoli avevano delle armi più serie dei bastoni; poi essi erano tutti là, ed una dozzina di uomini validi, di quella provincia di Galilea così battagliera, così rissosa, non doveva lasciare agguantare il suo Messia, figlio di Dio, e Dio, senza opporre una resistenza accanita; finalmente, Gethsemani era ad una mezz'ora dall'accampamento dei Galilei, e si vedeva al chiaro di un'ammirabile luna piena, che vi regnava ancora un gran movimento, e che gli uomini non vi dormivano ancora. Se dunque s'impegnava una lotta, non accorrerebbero probabilmente i Galilei in ajuto dei loro compatriotti? Non considererebbero essi come una vergogna di lasciar arrestare il profeta del loro paese, il loro concittadino, che gli uomini della città, forse per gelosia, si affrettavano a far disparire? Da queste ed altre considerazioni, l'ufficiale che comandava la brigata del Tempio aveva dedotto la necessità di richiedere l'ajuto della forza militare romana, alla quale nessuno avrebbe osato resistere, perocchè ciò costituiva un delitto di lesa autorità di Cesare, ed era inesorabilmente punito.

Caifa, apprezzando queste ragioni, aveva fatto chiedere al comandante della fortezza Antonia un rinforzo, che gli fu accordato senza esitare, e che stava per mettersi in via immediatamente. Questa notizia fissò i nostri progetti. Hannah mi diede un ordine pel comandante della brigata del Tempio, col quale gl'ingiungeva di condurre da lui direttamente il prigioniero. Poi io doveva arrivare fin presso al Rabbì e prevenirlo segretamente d'opporre una negativa assoluta, a tutte le domande che gli sarebbero state indirizzate dal sagan, nel caso che, al momento del suo arrivo, si trovassero con lui altri membri del sanhedrin.

Io non sperava alcun buon risultato da queste pratiche, conoscendo la cattiva impressione che i miei consigli producevano sul Rabbì. Pure non esitai ad incaricarmene. Maria, che mi aspettava, mi indicò il sito ove il Rabbì dormiva quella notte, e venne insieme con me.

La notte era bella ma fredda, ed io scorgeva quella povera creatura tremare sotto la tunica leggera e frusta che aveva potuto procurarsi. Le porte del Tempio, che si aprivano a mezzanotte la vigilia del paschah, stavano per aprirsi; un gran movimento quindi principiava nelle strade.