— Rabbì, rispose pacatamente il sagan, non è più il momento di discutere. La mosca non chiede al ragno: perchè mi prendi nella tua ragnatela? Tanto peggio per la mosca se non si sforza di stracciare la tela in cui è presa, e se non cerca di fuggire. Noi ti offriamo di essere con noi, padroni o martiri, come avverrà. Saremmo sciocchi se ti permettessimo di essere contro di noi, di fare diversione al nostro intento per un altro intendimento che disdegniamo di analizzare. Tu non comprendi la patria, non comprendi la nazione, non comprendi la libertà; ammetti lo schiavo; chi sei tu dunque? Tu ci proponi la mostruosa autocrazia di Dio, incarnato in un uomo....[45] Codesto è delirio! Tu non sei degno di vivere.

— Perciò io non lo chiedo punto, disse Gesù.

— Però rifletti ancora, o Rabbì, durante questi pochi minuti che la mia benevolenza ti accorda. Tu hai una madre, una sorella, degli amici, sei ancora giovane, hai uno spirito elevato, un grande tatto, molto sapere e una grande confidenza in te che prende tutte le forme della fede. Un avvenire sorridente ti stende le sue braccia. Se tu scadi oggi, ti rialzerai domani sotto un altro aspetto; le circostanze creano l'uomo. Tu non sarai più il figlio di Dio; ma puoi ancora essere il padre dei Maccabei, che rovescia l'altare dell'idolo, ed uccide il primo infedele. Questa parte ti sembra dunque troppo meschina? Noi avremo dei riguardi per te. Non ti chiederemo conto della divergenza delle tue idee e delle tue dottrine dalle nostre; se ci accordiamo, bene inteso, su questi due punti: rispetto alla legge fondamentale di Mosè: odio ai Romani.

— Odio per nessuno, interruppe il Rabbì: rispetto per nessuna altra legge che quella che i nuovi tempi ispirano al nuovo organo di Dio. Non mi tentate più oltre. La mia situazione non ha uscita per altra porta che quella della tomba. Voi mi uccidete uomo; le mie parole, se ricordate, mi confermeranno come figlio di Dio. Io mi son creato, con l'anima, un deserto intorno a me, un deserto in mezzo alla vita, ai popoli, alle grandi città, agli amici, ai parenti, alle creature che mi amano e che mi è vietato di amare; questo deserto è un supplizio, in paragone del quale le vostre pietre e le vostre croci sono dei baci. Io vi ringrazio di codesta parola franca ed amica che m'avete detta in quest'ora di turbamento e di lotta: voi m'avete deciso nella mia via, e mi avete dato la calma della rassegnazione.

— Rabbì....

— Basta così. Io non posso ascoltar altro; io non posso nulla accordare. Il mio destino è più grande di me: esso mi assorbe.

— Rabbì....

— Finiamo. Il più corto sarà il più dolce.

— Allora tu sei deciso a perire.

— È necessario.