XVI.

Il prete riprese: Restituite la vergine che avete ricevuto dal Tempio. Giuseppe ruppe in lagrime. Ed il prete: Vi farò bere dell'acqua del convincimento[67] ed il vostro peccato sarà manifesto ai vostri propri occhi. Ed il prete avendo preso di quell'acqua, ne diede a bere a Giuseppe e lo mandò nelle montagne e ne ritornò sano. (Ne diede a bere anche a Maria cui mandò pure nelle montagne donde ritornò sana anch'ella.) E tutto il popolo ammirò che il peccato non si fosse in loro manifestato. Il prete disse: Dio non ha manifestato il vostro peccato, io non vi giudico. E li rimandò assoluti. Giuseppe avendo ricevuto Maria, se ne ritornò a casa gaudioso e glorificando il Dio d'Israello.

XVII.

Ora, si pubblicò un decreto di Augusto Cesare per fare iscrivere tutti coloro che erano a Bethleem[68]. Giuseppe disse: Avrò cura di far iscrivere i miei figliuoli, ma che farò di questa giovinetta? (Come la iscriverò io?) la iscriverò come mia moglie? (Ella non è mia moglie perchè l'ho ricevuta dal Tempio per conservarla) come mia figlia? Ma tutti i figli d'Israele sanno ch'ella non lo è. Che ne farò io dunque? Sicuro, il giorno del Signore, farò come il Signore vorrà. E Giuseppe sellò un'asina e la fece cavalcare su quella. Ora Giuseppe[69] e Simone seguivano a tre miglia. E Giuseppe volgendosi vide che Maria era triste e disse tra sè: forse ciò che è in lei l'affligge. Poi volgendosi una seconda volta la vide ridere, e soggiunse: Cosa è Maria, che la vostra faccia è ora gaia, ora malinconica? E Maria a Giuseppe: Gli è che io veggo dinanzi agli occhi miei due popoli[70], l'uno che piange e geme, l'altro che sussulta di gioia e ride. Giunti a mezza via, Maria gli disse: Scendetemi dall'asina, quegli che è in me fa ressa per uscire. Giuseppe la discese dall'asina e le disse: Ove vi condurrò io poichè il luogo è deserto? Ora, Maria disse ancora una volta a Giuseppe: Conducetemi, portatemi via, quegli che è in me fa estremamente premura. E subito e' la portò via.

XVIII.

E trovando quivi una caverna, ve la fece entrare e la lasciò in custodia a suo figlio, mentre egli andava in cerca di una levatrice ebrea nelle regioni di Bethleem. Ora, come Giuseppe era in cammino, egli vide il polo, o il cielo a fermarsi, l'aria tutta interdetta, e gli uccelli del cielo arrestarsi a metà del loro corso. E guardando la terra, scorse una pentola di carne preparata, e degli operai assisi a tavola, le mani nella pentola; e masticando, e' non masticavano nulla, e quei che portavano le mani al capo non vi prendevano nulla, que' che le presentavano alla bocca non vi portavano niente, ma le facce di tutti erano intente verso il cielo. Ed ecco che delle pecore si erano disperse (non avanzavano punto), ma stavano ferme. Ed il pecoraio levando la mano per percuoterle della sua verga, la mano restò tesa in alto. E guardando nel torrente, vide il muso dei becchi approssimato alla verità dell'acqua ma non bere; (infine, ogni cosa, in quel momento, stornata dal suo corso).

XIX.

Ed ecco che una donna, scendendo dalla montagna, gli dice: Vi dimando, uomo, ove andate voi? E Giuseppe: Cerco una donna levatrice ebrea. Ed ella: Siete d'Israele, voi? Sì, risponde Giuseppe. E colei: Chi è dunque la donna che partorisce nella caverna? — È la mia fidanzata. — Non è dunque la vostra moglie? — E Giuseppe: Non è mia moglie, ma Maria, allevata nel santo dei santi al Tempio; la mi cadde in sorte, ed ha concepito per lo Spirito Santo. — E la levatrice a riprendere: È ciò vero? — Venite e vedete, sclamò Giuseppe. La levatrice andò con lui. Si fermò innanzi la caverna. Ed ecco un nugoletto luminoso ombreggiava la caverna. La levatrice gridò: Oggi l'anima mia è stata magnificata, poichè i miei occhi hanno visto delle cose stupende ed il salvamento è nato in Israello. Ora, di un tratto il nugoletto penetra nella caverna, e con esso una sì grande luce che gli occhi non la potevano tollerare. Poco a poco però la luce si moderò, di guisa che si potè scorgere il bambino che prendeva le mammelle di sua madre, Maria. La levatrice gridò: Questo di oggidì è un gran giorno per me, perchè ho visto un così grande spettacolo. Ella uscì dalla caverna ed incontrò Salomè a cui disse: Ho un grande spettacolo a raccontarvi; una vergine ha concepito colui che la natura sua non comporta (e questa vergine è restata vergine). E Salomè: Per il Signore Iddio vivente! se io non esamino la sua natura, non crederò che la ha partorito.

XX.

La levatrice entrò e disse a Maria: Coricatevi, perchè una grande prova si prepara per voi. E quando Salomè l'ebbe toccata nel luogo proprio, uscì gridando: Sventurata me, empia e perfida, perchè ho tentato il Dio vivente, ed ecco che la mia mano (bruciante di fuoco) cade dal mio braccio. Poi ella si genuflettè innanzi a Dio e disse: Dio dei padri nostri, sovvengavi di me, perchè io mi sono della razza di Abramo, di Isacco e di Giacobbe; io non mi disonorerò innanzi ai figli d'Israello; ma restituitemi ai miei parenti; perchè voi sapete, Signore, che gli era in vostro nome che io adoperavo tutte le mie cure (e le mie vocazioni) e da voi ricevevo la mia ricompensa. Allora l'Angelo del Signore si presenta a lei e dice: Salomè, Salomè, il Signore vi ha esaudita; presentate la vostra mano al bambino e portatelo; egli sarà per voi salute e gioia. Salomè si avvicinò e lo portò, dicendo: L'adorerò perchè è desso il gran re nato in Israello. Ed avendo portato l'infante, di un tratto Salomè fu guarita, e la levatrice uscì dalla caverna giustificata. Ed ecco che una voce le dice: Non annunziate le grandi cose che avete viste fino a che il bambino non entri in Gerusalemme. E Salomè si ritirò giustificata.