— Va a farti impiccare, confettiera di sterco di vacca alla crema; rimbeccava Bar Abbas.

— Lascia dunque che ti abbracci, bardassa leccato dai dromedarii d'Abramo, grugniva una vecchia, civettando e tendendogli le braccia.

— Abbraccia il mio asino sulla sua bocca senza denti, urlava Bar Abbas percuotendola sulle mani col suo scudiscio.

— Se hai dei ninnoli, vieni da me, ciabattino delle volpi di Sansone, mormorava una donzella, passando sul suo cammello.

— Del denaro! bellettatrice di giovani balene, replicò Bar Abbas, m'hai tu preso per un ladro?

— Professore di lingua dell'asina di Balaam, hai tu cenato? gli chiese dalla sua lettiga una preziosa.

— Ceni tu di un mercante di Tiro disossato, o di un prete cotto nel miele, levatrice delle cagne di Jezabele?

— Pfuah! gridò una voce nella folla, ti sputo in faccia, venditore di fanciulle.

— In fede mia, se mi fate dei complimenti, non ci sto più, e che il diavolo vi prenda tutti, replicò Bar Abbas.

Nell'istesso tempo, gettando da parte l'infame astuccio che faceva di lui un mostruoso phallus, si slanciò fuori della folla, nella direzione ove eravamo scomparsi, e principiò a correrci dietro.