— Egli si lascia sempre andare a delle violenze. Ma questa volta, a quanto pare, corre dei veri pericoli.

— Quali pericoli? Che menzogna vieni a raccontarmi, ora?

— Tu sei bene la degna sorella di quel fratello, va! Sappi dunque che Gesù attacca ora a Gerusalemme tutti i partiti. Egli carica d'ingiurie i Farisei; colma di rimproveri i Sadducei; non risparmia nè gli Esseniani, nè gli Erodiani; pungiglia i ricchi, i preti, gli scribi, i pubblicani.... non so infine chi mai risparmia. Non parlo di me che egli perseguita più degli altri, come se avessi messo fuoco al Tempio, o se gli avessi rubato Dio, suo padre.

— Hai fatto ancora peggio di codesto, osservò Ida con disgusto; hai accettato il prezzo del sangue di tua nipote.

— Sono malinconie codeste! Ricordati il covo sporco, cupo, e freddo ove stavamo. Mosè non si sarebbe data la pena di grattare la terra, per compiere da noi il miracolo dello sprazzo dei pidocchi. Ebbene guardati intorno, ove sei di presente. È forse tuo padre il carpentiere che ti ha somministrato quei cuscini di porpora ove riposi, queste sedie d'avorio, queste tavole di madreperla o di tartaruga, questi vasi d'argento pieni di fiori, queste ricche tonache che ti rendon sì bella? Non sarebbe certo stato un marito artigiano — il solo al quale tu potevi ambire, che ti avrebbe data questa casa, questo giardino, questi servi, questa bella giovane schiava, che avrebbe diritto di esser regina.... Tu non comprendi tutto ciò ora; sei giovane, fantastica, contenta. Il giorno in cui avrai fame, quando coperta di stracci mendicherai un pezzo di pane per non importa che, da non importa chi, comprenderai l'amore che ebbe per te tuo zio, che conosce il mondo. Adesso insultami, disprezzami e sospettami. Il genere umano è cattivo.

— Tu parlavi di mio fratello, disse Ida, finisci.

— Egli dunque ha posto fuoco ai quattro canti di Gerusalemme. Ora, ciò non si fa senza provocare una terribile reazione. Egli l'ha provocata; e tutti queglino che furono attaccati, l'attaccano a loro volta. Si sono indirizzati al sagan, il più generoso, il più virtuoso, e l'uomo più elevato della Giudea. Hanno accusato Gesù. Il sagan ha conversato con tuo fratello qui, e si è preso di simpatia per lui. T'ha veduta, fu testimonio della catastrofe a cui tuo fratello ti sospinse, ed ha avuto pietà di te. Sa, che l'ultimo appoggio che ti resti omai, è questo fanatico Rabbì. Vorrebbe stornare dai vostri capi, il fulmine da cui sono minacciati. Ma non può rivolgersi direttamente al Rabbì, dapprima perchè questi forse non l'ascolterebbe, poi perchè il sagan non può urtare la suscettività dei suoi propri partigiani.

— Lasci dunque che la volontà del Signore si compia.

— Gli è precisamente ciò che gli ho detto io, io che preferisco sempre compiere la mia volontà. Conosco il temperamento della famiglia, e trovo la sorella calcata a pelo sul fratello. Ma il sagan non ha voluto credermi. Mi ha anzi maltrattato, dicendomi, che non vi amo, che odio Gesù. Allora mi son sobbarcato a tentare quest'opera di salvezza di nipote maschio e femmina, a cui sentomi così poco attagliato. Non ho voluto però vedere Gesù, che mi manca assolutamente di rispetto. Ho promesso di vederti, ma ad una condizione....

— Quale, di grazia, affettuosissimo zio?