— L'amore non si coglie come una rosa bella e sbocciata in primavera. Si prepara, si coltiva, si accudisce, si chiama; e sta sicuro che un giorno, quando ella t'avrà conosciuto, l'amore verrà.
— Ma lasciami tentare ancora una visita, lascia che io le parli ancora una volta, non fosse altro per decidermi completamente.
— Cosa vuoi dirle?
— Lo so io forse? Moab, tu non hai mai amato, tu?
— Non so. Mi pare però che quando penso a quella disgraziata che volevano lapidare come adultera, e che il Rabbì di Nazareth ha salvata...
Moab s'arrestò. Sembrava soffocato da un singhiozzo.
— Moab, te ne supplico per la memoria di tua moglie e di tuo figlio, cui ti prometto non lasciar mancare d'oggi innanzi più di nulla; Moab, te ne scongiuro, fammi veder Ida ancora una volta io muojo d'amore per lei.
— Sia, disse Moab. Ma sarà l'ultima. Mi sono già spiegato abbastanza.
Io andava a tentare il mio colpo supremo, e non avevo un'idea nel mio spirito, una parola nella bocca. Non sapevo neppure perchè mi trovassi là. Il mio cuore mi soffocava.
Ida si era appena alzata. Era in una piccola stanza vicino al suo tablinum (il salotto d'oggidì), una specie di gabinetto ove ella tenevasi pensosa, stesa sopra dei cuscini di seta. Era avviluppata in una stola di lana bianca a grandi pieghe, che la copriva dal capo in giù, non lasciando vedere che dei piccoli piedi calzati di stivaletti rossi, piedi così piccini che parevano inverosimili. Noah aveva finito di vestirla e le porgeva una coppa di latte caldo per quel primo pasto che i Romani chiamano jentaculum. Ella si mostrò molto sorpresa, e sgradevolmente, vedendomi. Moab mi precedeva.