— Maestro, dissero allora i suoi discepoli, chi è che ha peccato, quest'uomo o i suoi parenti, perchè egli sia cieco?
— Nè lui, nè gli altri, rispose il Rabbì. Quest'uomo è in quello stato, perchè io possa manifestare il mio potere.
Allora egli sputò per terra e compose una specie di pasta, mescolando la sua saliva alla polvere. Lo vidi in seguito spalancare le palpebre del cieco, con una punta brillante d'acciajo, toccare l'occhio infermo, e cavarne come una pietruzza. L'uomo gettò un grido di dolore, che si cangiò in gioia, poichè esclamò:
— Dio mio, vedo la luce.
Il Rabbì toccò nell'istessa maniera l'altro occhio e ne fece pure spiccare una piccola rena. Il mendicante gittò un secondo grido:
— Dio mio; vedo le cose e gli uomini.
Il Rabbì applicò allora la sua belletta sopra i due occhi, impedendo loro di vedere, e disse al cieco:
— Va. Fra tre giorni o quattro, lavati alle sorgenti di Siloam e credi nell'inviato di Dio[7].
Questa guarigione era stata operata dal Rabbì in modo così pronto, abile e rapido, che i suoi discepoli gridarono al miracolo! ed egualmente la plebe. Ma i farisei, gli Scribi, e le altre persone istrutte se ne spassarono come di una gherminella da cerretano.
I più coscienziosi fra loro lo chiamarono pazzo e demonio, e principiarono ad interrogare il mendicante cui sospettavano forte di essere un discepolo addestrato od un compare d'accordo.