Io vidi che la tempesta ingrossava, ed avvicinandomi al Rabbì lo condussi meco.

L'ora della nostra partenza per Berachah s'appressava.

Dopo aver lanciato la terribile apostrofe che abbattè e schiacciò sua sorella, Gesù scappò via da Berachah come da una fornace che l'avesse bruciato.

Passioni e pensieri d'ogni fatta lo turbavano. Gli avvenimenti lo mettevano da ogni parte alla prova; alle angoscie della vita pubblica si aggiungevano gli spasimi del cuore. Quando arrivò a Bethania, la notte era molto avanzata, il freddo intenso, il cielo puro e profondo. Sedette sopra un banco di pietra nella corte e s'immerse nell'abisso dei suoi pensieri. Tutti dormivano sotto quel tetto tranquillo, anche le due sorelle affettuose che vegliavano alla sorte del Rabbì con tale inquietudine di amore che cangiava in grazia la loro bruttezza. Il Rabbì non risvegliò nessuno, s'avvolse nel suo mantello, e spiò il giorno.

Appena spuntò l'alba e' si rimise in via per Gerusalemme, pel Tempio. Ormai ogni esitazione era cessata: il destino lo travolgeva nei suoi fiotti. Adescato dal successo del giorno precedente, più focoso e più incocciato all'opera che mai, entrò di buon'ora nel Tempio, e s'installò sotto il portico di Salomone.

Appena fu visto, gli oziosi che venivano in quel sito per veder gente e spigolar novelle, i devoti che ci venivano pel sacrifizio, le persone del culto, lo circondarono. Nessuno ignorava come l'insegnamento del Rabbì fosse originale, piccante, ed elevato. Quel giorno, il domani della mia catastrofe, il Rabbì si lasciò andare al suo umore mistico, cioè a quella parte della sua dottrina che urtava di più, a causa della sua oscurità, la quale le dava l'impronta dell'assurdo. In fatti il Rabbì assicurò ch'egli era la porta del pecorile, che egli era la buona gregge, il buon pastore, che egli entrava solo da padrone in quel sito, mentre gli altri vi si insinuavano come ladri per uccidere e distruggere. Affermò che «suo Padre lo conosceva, e ch'egli conosceva suo Padre, ed era pronto a dare la vita pel suo gregge, ragione per cui suo Padre l'amava; che egli aveva il potere di dare e di riprendere la sua vita; che egli si era attribuita questa missione ma che suo Padre altresì gliela aveva imposta....» ed altre cose simili.

— È egli pazzo, od è osesso? chiedeva la folla. Ma altri che si annojavano di quel garbuglio di parole, misero la questione in termini chiari, dimandandogli:

— Per quanto tempo ancora ci lascerai brancolare nel dubbio? Se sei il Cristo, dichiaralo senza ambagi.

— Ve l'ho già detto, rispose il Rabbì con voce ferma, e non senza collera; ve l'ho detto e voi non avete voluto credermi. Le opere pertanto che fo io in nome di mio Padre non sono esse sufficienti per attestarvi il mio potere? Ma voi non credete, perchè voi non siete del mio ovile, a cui solo do la vita eterna, perchè mi è stato affidato da mio Padre, e mio Padre ed io non facciamo che uno[8].

Un grido d'orrore scoppiò in mezzo alla folla. Alcuni vollero lapidarlo, altri l'accusarono di bestemmia. I Farisei, ingiuriati, fuggirono, verso il Lishcathha Gazith (camera selciata) ove il sanhedrin sedeva fino dal mattino, precisamente per giudicare il Rabbì.