— Non sei tu il Rabbì di Nazareth?

— Sì, son io.

— Vieni con me allora; Claudia, la moglie del procuratore, t'invita alla sua presenza.

Gli ufficiali del Tempio si ritirarono, accompagnati da uno sguardo ironico del Rabbì, mentre Gneus Priscus lo afferrava senza troppe cerimonie pel braccio, e lo conduceva seco.

Era l'ora quinta.

Claudia s'era risvegliata all'ora quarta (dieci ore del mattino), il viso simile ad una maschera di creta, a causa della mollica di pane bagnata nel latte d'asina che vi applicava durante la notte onde conservarsi fresca e bianca la pelle, e che disseccava e si screpolava la notte. Battè ad un timballetto d'oro posto sul tavolo dinanzi il suo letto, e Nomas, che stava alla porta, coll'orecchia tesa, si presentò. Claudia ordinò che venissero ad alzarla; e Nomas avendo aperto le finestre, cinque o sei schiave si precipitarono nella stanza, per aiutare la loro padrona a scendere dal letto ed a venire nel vicino gabinetto, ove andava a principiare la grand'opera della teletta[11].

Il gabinetto ove Claudia entrava era quello stesso ch'Erode aveva fatto costruire per la regina Mariamne. Era un ottagono abbastanza grande per contenere quell'esercito di giovani e belle schiave, nude fino alla cintura, che dovevano compiere i sapienti misteri della trasformazione, della creazione qualche volta, del culto della bellezza. Dai muri di questo gabinetto pendevano delle stoffe di seta color di giacinto rilevate di porpora[12] e ricamate in oro e in perso. Due intermedii di finestre erano coverti di specchi dal su in giù. Il soffitto, di cedro d'Africa scolpito, sembrava un pergolato dalle foglie d'oro, e dai grappoli d'argento e di pietre preziose. Un magnifico tappeto di Smirne ricopriva il mosaico del suolo in lazulite, agate e smeraldi, poichè la stagione era fredda, benchè il sole entrasse a iosa dalle due finestre aperte sui giardini. Alcuni dipinti poco modesti ornavano gli assiti delle finestre, ed alcuni quadri, anche questi poco decenti, pendevano dalle pareti; finalmente alcuni seggi coperti di cuscini ricamati.

La schiava che attendeva alla porta chiese a Claudia, chi doveva lasciar entrare durante la teletta.

— Il Rabbì di Nazareth soltanto, rispose Claudia, se si presenta. L'ho fatto domandare fin da ieri sera.

L'opera delle schiave addimandate cosmetes non durava a lungo con Claudia, la quale non metteva che di rado un po' di rosso sulle labbra. Chi legge ricorderà la funzione ch'ella esercitava a Capri presso di Tiberio. Un poeta aveva cantato di lei, sotto il nome di Tais: Tam casta est rogo Thais? Immo fellat: Perchè mai Tais è così casta? perchè la sua bocca non lo è punto.