Questi era il filosofo di Claudia, il cui mestiere consisteva nel recitarle dei versi greci e latini — i più liberi erano i meglio accolti. Filottete doveva altresì pigliar cura delle piccole cagne, insegnare a chiacchierare ai papagalli, ritrovare delle nuove pomate, lavare i cagnolini quando avevano caldo, pettinarli ed uccidere i loro insetti. Questo filosofo era calvo. Aveva una barba che gli scendeva fino alla cintura, un mantello spelato e sordido, una tunica di lana rozza che non gli copriva neppure le gambe nude e vellute, e dei sandali grossolani. Era ghiottone a dar dei punti ad una preziosa; e siccome Claudia nutriva le sue cagne in puerperio di fegati d'oca e di cialdelle di sesamo, il filosofo le faceva partorire sovente, troppo sovente, le condannava ad una dieta salutare, e ne divorava egli le leccornie. Filottete veniva a presentare a Claudia la sua favorita Febea, la cagnetta maltese che abbaiava a Pilato più delle altre, e che aveva dato alla luce sei piccoli cui egli recava in un lembo del suo mantello. Claudia accarezzò la cagna, e la rimandò col suo aio. Poi, volgendosi verso Gesù, gli chiese in greco:
— Rabbì, che lingua devo parlarti? io non so l'ebraico; conosci tu il greco od il latino?
— Parla il linguaggio che traduce meglio la voce del tuo cuore, rispose il Rabbì.
Claudia aveva tutto il busto ignudo. La candidezza, la bellezza, l'eleganza di quel corpo davano i brividi. Tiberio l'aveva temuto, e, per gelosia d'imperio, era stato contento di allontanare Claudia di cui temeva l'irresistibile influenza, ch'ella andava prendendo su di lui. Il Rabbì la guardò come se i suoi occhi fossero stati di cristallo. Marcia, la direttrice della guardaroba, venne a chiedere a Claudia che tunica volesse.
— Una tunica a frange azzurre, ordinò Claudia, la damascata.
Mentre Marcia traversava un'infilata di stanze piene di schiave: nella prima quelle che filavano e tessevano le stoffe; nella seconda le sarte; nella terza, le ricamatrici; nelle altre le piegatrici, le stiratrici, quelle che facevano gli ornamenti; mentre Marcia domandava alle schiave la tunica disegnata, Claudia diceva al Rabbì:
— È molto tempo che ho dato l'ordine di farti venire. Non sei dunque stato avvertito del mio desiderio? Non ti hanno trovato? Pure, se avessi chiesto a Roma che mi si conducesse l'istrione Pilade, l'avrebbero trovato all'istante.
— Sono arrivato a Gerusalemme soltanto avant'ieri sera, rispose Gesù.
Lo sguardo del Rabbì diveniva severo. Egli non sapeva che le dame romane, anche le più austere, non avevano la castità degli occhi. Esse si bagnavano nude nelle Terme miste cogli uomini. Claudia nondimeno osservò il pudore del Nazareno, e come se quello sguardo fisso, acuto come la lama d'un pugnale, la bruciasse o la pungesse, arrossì, e sollecitò Paula a metterle la camicia di cotone a maniche corte. Pyrallis le sostenne il seno, cura inutile, con una cintura.
— Che tempo fa, Rabbì? chiese Claudia per stornarne lo sguardo.