— Che posso io fare per te, figlia del dolore? L'avvoltoio ha il suo nido, la volpe la sua tana, il sciacallo il suo buco, la tigre la sua caverna; il figlio dell'uomo non ha un sito ove riposare il suo capo. Posso io domandare l'ospitalità nella casa dell'onore, per la figlia della colpa?

— Devo dunque perdermi, od uccidermi?

— Non c'è in tutto il mondo per te, che un solo rifugio: le braccia di tua madre. Ch'ella ti perdoni, ed io t'assolvo. Ma il pericolo è imminente.

— Che venga dunque, che ricada su me; ma tu, salvati, o fratello.

Il Rabbì rialzò sua sorella, sempre alle sue ginocchia, e baciandola in fronte, le disse con voce molto commossa:

— Va, povera fanciulla, va e non peccar più.... Dio conterà le tue lagrime, se piangi; e ti sarà molto perdonato perchè hai molto amato.

Ida gettò le braccia al collo del Rabbì, e gli coprì il viso di lagrime e di baci. Una grossa lagrima navigò negli occhi di quell'uomo severo, cui la disgrazia provava, e, come una perla d'una corona, la lasciò cadere su quella bella giovine testa condannata.

— Nasconditi, figliuola, soggiunse il Rabbì; domani ti cercherò un ricovero, e che Iddio ti dia pace. Fra due settimane tua madre arriva pel paschah.

Ida abbracciò di nuovo suo fratello, e ritornò a Berachac ove io l'attendeva fin dal mattino.

XXVI.