Non tenterò di descrivere lo stato del mio animo. Se non divenni pazzo, gli è forse perchè il destino sapeva che la mia ragione doveva ancora essere utile a qualcuno. Dopo che il Rabbì ebbe colpito sua sorella dello stigmata indelebile di ganza di Pilato, Gamalial mi trascinò via da Berachah, ed io seguii gli altri come trasportato da un uragano. Mi ritrovai nella mia dimora, nel mio letto, senza avere coscienza di nulla, e, cosa strana, m'addormentai d'un sonno stupido e pesante, come se fossi stato affranto dalla fatica. Ma all'indomani, i primi raggi dell'alba versarono nella mia stanza tutti gli spasimi che possono straziare un cuore agitato da cento diverse passioni. La vergogna, il rimorso, l'amore, il desiderio, il pentimento, il dispiacere, l'orgoglio, un inferno, il caos, mi mordevano da qualunque parte mi volgessi. Presi, e rigettai venti risoluzioni una dopo l'altra; volevo uccider Ida, uccider me, sfidare la società, sposarla, assassinare Pilato, violare Claudia per vendicarmi del marito, gettarmi ai piedi d'Ida, supplicarla di perdonarmi, di accettar la mia mano. Le perdonavo tutto, e tutto dimenticavo.
Avvolto in questo turbine d'idee, senza volerlo, senza saperlo, mi ritrovai a Berachah. Il mio turbamento aumentò quando Febea mi disse che Ida era uscita con Noah, e che suo marito mi aveva riportato tutti i regali che io le aveva dati. Eravamo passati forse gomito a gomito sulla via, senza che me ne fossi accorto. Mi lasciai cadere sull'orlo della vasca della fontana, nel cortile, ed attesi. Attesi fino alla notte, e tutto questo giorno scorse come un'ora. Febea mi offrì da bere, da mangiare; io non le chiedeva altro che: Ida è ritornata? Ma passò l'ora ottava, passò la nona. Febea stessa cominciò ad essere inquieta. Alla decima, ascese sulla torre. Nessuno sulla strada, nè da vicino, nè da lontano. All'undecima, vi salì ancora. Mi trascinò seco dubitando della serenità della sua vista. Nessuno. Ella ora mi domandava cosa poteva esser avvenuto della sua padrona, di suo marito, di Noah, in questa lunga lunga giornata, dopo la tempesta del dì innanzi. Io era come istupidito. Non so neppure se non sorrisi. Finalmente all'ora dodicesima, quando il sole era già tramontato, Febea mi gridò dall'alto della torre, che arrivavano. Ella li scorgeva appena, lontano, lontano, ma il suo cuore li indovinava. Il mio li sentiva avvicinarsi; perocchè galoppava a soprassalti, come un cavallo vizioso. La notte era scesa, quando Ida entrò nella corte. Noah la seguiva, Febea la precedeva con una lanterna, Thorix chiudeva la porta.
Ida mi passò vicino. La luce della lanterna mi rischiarava pienamente. Mi guardò, impallidì anzi, e tremò, ma non volle vedermi. Restai inchiodato al mio posto. Non un suono si potè articolare nella mia gola. La seguii degli occhi, la vidi sparire nella casa, e restai nelle tenebre. Credetti di sognare. Io mi chiedeva se era una visione che traversava il mio spirito. Potei restare così durante un quarto d'ora. Finalmente, sentii una mano di donna che mi guidava sotto il portico. Era Noah. Nel vestibolo c'era una luce, e vidi nel fondo Ida traversare per passare nella sua stanza da letto.
— Giuda, mi disse Noah, devi comprendere che ti è impossibile riveder Ida. Ognuno dei tuoi passi è ormai per lei un oltraggio. Nulla tu puoi dire ch'ella possa udire; e niente ella può dirti che non sia umiliante per lei.
— È vero ciò che tu dici, osservai io. Ed è singolare che io non l'abbia pensato.
— Ritirati dunque, Giuda, e cessa di pensare ad Ida.
— Eppure, le dissi, io veniva ad annunziarle che ad onta di tutto, io la prendo per isposa.
— Giuda! sclamò Noah, possa tu dir il vero! Ma se ciò è veramente reale, attendi, per apprenderlo ad Ida, di esser ben rimesso dell'uragano d'ieri sera.... Che festa ieri sera! una fidanzata, degli invitati, dei regali degni d'una regina! Ed ora qual silenzio, qual tristezza, che tenebre! Non fa nulla, Giuda, ascoltami: vi sono due vie sicure per arrivare al cuore di Ida. Metto da parte la prima, quella di Pilato.....
— Oh! mi vendicherò di lui!
— Io t'indico la seconda: quella di suo fratello. Che il Rabbì dica a sua sorella: Accetta Giuda, ed ella.... ne sono sicura, Giuda, ella anche ti amerà. Ma Ida corre un pericolo.