RUFINO. Questo sí ch'io non so.
CURZIO. Sai perché ch'io tel dico? Per ciò ch'io ancora mi sono giá parecchie volte imbattuto in una che tutta alla Rita se assomiglia; e, ogni volta che l'ho incontrata, me ssi è fugita dinanzi. Ma sai che si vuol fare? che, come te ssi rimbatte piú innanzi, tu gli va di dietro; ch'io me delibero di sapere s'ell'è dessa o no.
PRUDENZIO. Impulsant campanicule.
RUFINO. Patrone, ecco il vostro rivale.
CURZIO. Guarda cera de furfante! Andiamogli incontro.
PRUDENZIO. Bonum est quod ego, bono è ch'io vada sino alla Eccellenzia della Magnificenzia del reverendo illustrissimo mio unico perpetuo domino colendissimo del Monsignor mio; e partim andarò sino al barbitonsore. Non odi, villico, stabulatio, Malfatto?
CURZIO. Stiamo a udire che dice.
PRUDENZIO. Famulo, non odi? Vien qui, ché te voglio parlare.
MALFATTO. Che volete?
PRUDENZIO. Vieni con noi sino all'emporio, ché mercaremo doi o tre oboli idest baiocchi de fercule per prandio.