MALFATTO. Orsú! Basta: bon dí. Io li farò l'imbasciata e diroli che quello che mena lo volete per voi.
IULIA. Dilli quello che ti pare.
MALFATTO. Me aricomando alla Vostra madonna Signoria. Alla fé, per questa croce, se non che me venga mò mò lo cancaro, se non sono giá innamorato de essa. Oh! che l'è bella, diavolo! Oh! quasi che vorria che me mandassi spesso, lo mastro. Ma vorria che me facessi dormire con essa; ché so che me vole bene, ché, quando me parlava, me guardava e rideva. E chi sa? Forsi che ancora me pigliará per moglie; e essa me sará marito; e faremo delli figliuoli; e essi poi me chiamaranno tata, missere; e io compararò uno asino per andare a cavallo a spasso; e montarò in groppa a essa; e faremo a dormire tutti doi l'uno sopra l'altro. Oh cagna! Me pare d'averla giá in braccio e de basarla e de mozzicarla e de voltarme con essa, cosí, per lo letto e tirare delle corregge, cosí. Fu. Oh che possa venire lo male francioso allo patrone! Mò che me sse ricorda, se aranno magnato ogni cosa. Oimè! oimè! la parte mia! Oimè! che non me averanno lassato manco della menestra.
ATTO V
SCENA I
MALFATTO, PRUDENZIO, REPETITORE.
MALFATTO. Non ce voglio andare. Andatece voi, che ve venga el cancaro!
Non site boni se non a farme caminare. Che diavolo de furfanti! che mai
non me lassano star un'ora in pace. O aspettate, che adesso vengo.
Vederá ch'io sarò piú matto che pazzo a non ce andare.
REPETITORE. Iam vesperascit, domine. Chi è lá giú? Olá!
MALFATTO. Sí, sí! grida pure!
REPETITORE. Chi è al nostro hostio? Olá! Non odi, no? Come hai nome?