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La notte del 5 maggio i Volontari si raccolsero a Quarto; la mattina del 6 si imbarcarono sul Piemonte e sul Lombardo che una mano poderosa di nostri giovani amici aveva strappato al porto di Genova. I primi due giorni, tutti ignoravano dove andasse la piccola flotta, la quale veramente questa volta portava i destini d'Italia.

Taluni credevano che andasse nel territorio allora pontificio; altri in Calabria; pochi ancora si persuadevano che l'impresa era destinata per la Sicilia.

Quando fu saputo che Garibaldi il 7 maggio era stato a Talamone, che si era provveduto di munizioni e n'era partito, [pg!28] la mente degli uomini di Stato vagò in mille fantasie. Quando un pugno di Garibaldini sconfinò il territorio romano, le paure crebbero; si credette che Garibaldi avrebbe attuato quel progetto che gli era stato impedito alla Cattolica, e ne fu ordinato l'arresto.

Navigammo in alto mare, e per vie non consuete ai nocchieri. Abbiamo fatto in sei giorni un viaggio che suol farsi in ventiquattr'ore.

All'alba dell'11 maggio la piccola flotta surse vicino alle Egadi.

Quando partimmo da Quarto, Garibaldi aveva deciso di sbarcare a Porto Palo, fra Trapani e Girgenti; ma essendo presso le Egadi, seppe che le truppe borboniche avevano lasciato Marsala la notte prima, e che la flotta di re Francesco aveva preso per le coste del Levante; Garibaldi decise per Marsala.

Non saprei esprimervi lo stato degli animi nostri quando fu preparata la spedizione, durante il viaggio ed al nostro arrivo in Sicilia. Erano gli anni della poesia (Grandi applausi).

Accanto a Garibaldi tutto pareva possibile; non si vedevano pericoli, non si temevano ostacoli.

Il desiderio affrettava il momento dell'azione; [pg!29] a nessuno pareva che l'azione potesse essere inferiore alla volontà, e che il più ardito desiderio potesse essere una esagerazione (Approvazioni).