Quando nel 1863 ferveva il brigantaggio nelle Provincie napolitane, e le Camere [pg!8] discutevano le leggi eccezionali per estirparlo, egli osservava che erano imputabili il governo e la borghesia. Il suo cuore si spezzava alle notizie degli stragi e del sangue versato; e quando gli parlavano di quegli sciagurati, i quali assaltavano e distruggevano le fattorie, scannavano il bestiame, bruciavano gli alberi e le messi, egli rispondeva che colà era una questione sociale, la quale non si poteva risolvere col ferro e col fuoco. Un giorno, raccontandogli uno de' suoi amici che i briganti, condannati dai consigli di guerra, affrontavano imperterriti la morte, egli ebbe ad esclamare quanto eroismo miseramente sciupato! cotesti uomini, traviati dal delitto, sarebbero stati soldati valorosi all'appello della patria.
Il partito internazionale si lusingò un momento di aver l'ausilio di Garibaldi, dopo che gli aveva consentito a recarsi al congresso di Ginevra. Nulla di più assurdo; e se i socialisti non se ne sono convinti, basterebbe ricordar loro il fatto che Garibaldi si rifiutò al 1871 di portare la sua spada in difesa della Comune di Parigi, e nol permise a suo figlio Menotti, che vi era stato chiamato.
Il partito internazionale rinnega la patria [pg!9] e la famiglia. Pe' suoi apostoli la costituzione spartana è un rancidume, perchè essi vogliono abbattere le frontiere domestiche e le frontiere nazionali.
Le frontiere domestiche e le frontiere nazionali erano sacre a Garibaldi. Egli aveva una venerazione per la famiglia; e la patria per lui era una religione.
Garibaldi voleva l'indipendenza e la libertà di tutti i popoli; ma non soffriva che l'Italia perdesse la sua autonomia. Quanto egli amasse la famiglia, lo sanno coloro che lo videro in mezzo ai suoi cari, e che dal 1874 in poi assistettero alle lotte del suo cuore, ardente come egli era di assicurare l'avvenire a' suoi bimbi.
Il ministro Mancini ed io abbiamo preziosi autografi di Garibaldi, diretti a noi prima e dopo la celebrazione del suo matrimonio. Scelgo una delle sue lettere, e ne fo dono ai lettori della Nuova Antologia, perchè nelle parole di lui si rivela la grande anima dell'uomo e del patriota.
Agl'internazionalisti varrà di lezione:
«Caprera 13, 1880.
«Mio carissimo ed illustre Crispi.
«Da molti anni vincolato a voi nel mutuo amore per questa nostra Italia—che ebbimo la fortuna di servire [pg!10] insieme sui campi di battaglia—io vi devo la generosa cooperazione al compimento del mio sacro dovere, che mi ha costituito oggi felice e tranquillo sulla sorte dei miei cari.