Oggi, signori, è la festa dell'unità nazionale; domani sarà l'anniversario della morte di Garibaldi.
Ben fecero gli studenti nell'aver voluto commemorare il luttuoso anniversario in questo giorno sacro alla patria, alla quale è indissolubilmente legato il nome dell'Eroe. [pg!24]
La festa dell'unità nazionale ricorda a tutti noi che lo Statuto di Carlo Alberto, promulgato spontaneamente al 1859 e al 1860 dai governi insurrezionali, fu completato dai plebisciti. Con essi sorse e si consolidò il nuovo giure publico italiano, contemperandosi il diritto regio col diritto popolare, l'autorità di Vittorio Emanuele colla volontà di Garibaldi, il quale fu ai tempi suoi la vera personificazione del popolo. (Applausi).
E poichè dovrò parlare di Garibaldi, che potrò dire di lui che voi non sappiate?
Nei due anni che sono corsi dopo la morte dell'Eroe, furono scritti su lui opuscoli e libri di ogni genere. È possibile, signori, che la sua vita sia una miniera non esaurita, e che io possa dirvi cose nuove, e dipingere con nuovi colori la figura dell'uomo che ha tanto operato per la patria?
È possibile che io vi parli convenientemente e come si deve dell'uomo innanzi al quale si inchinarono reverenti popoli e principi?
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Garibaldi a 25 anni fu affigliato alla Giovane Italia e si fece cospiratore; a 27 anni fu proscritto. [pg!25]
Presa la via dell'esilio, si rivelò grande ammiraglio e potente capitano. Al 1860 quando compiè l'impresa di Sicilia, si scoprì ch'era in lui la mente del legislatore.
I suoi storici non hanno saputo dirci dove abbia fatto gli studii; quale Università abbia frequentato, in qual collegio militare, in quale istituto di marina abbia appreso l'arte della guerra: e non lo potevano.