Qui sono dolenti del contegno della stampa italiana. In verità si potrebbe essere più cortesi, anche combattendo le opinioni degli inglesi. Bisogna ricordarsi che sono al potere in Inghilterra gli amici nostri. Gladstone fu il primo a sollevare la questione italiana quando l'Italia era divisa in sette Stati. Sono famose le sue lettere contro Ferdinando di Napoli. Al 1860 furono essi che imponendo il non-intervento, impedirono a Napoleone III di mandar le navi nello stretto di Messina, per opporsi al passaggio di Garibaldi sul continente. Furono i soli che protestarono contro la cessione di Nizza e Savoia. Furono i primi a riconoscere il regno d'Italia. In particolare poi vi dirò che il 29 maggio 1860, mentre una nave del re di Sardegna ci rifiutò la polvere, ce la diede una nave inglese. Bisogna esser grati per tanti benefici, ed anche combattendo non si deve esser duri.
Parigi, 3 agosto 1882.
.... Io non credo che Mancini abbia preso impegni per le cose egiziane a Berlino. Se lo ha fatto, ha commesso un errore. La Germania non ha interessi diretti nel Mediterraneo, e gli uomini di Stato di quel Paese, lo dicono e lo ripetono. Noi siamo e viviamo nel Mediterraneo, e nel regolare le questioni relative dobbiamo ispirarci e regolarci secondo i nostri interessi. Per la Germania, poi, la nostra politica dev'esser questa: amicizia e, secondo i casi, alleanza; giammai la dipendenza e molto meno il sacrificio dei nostri diritti, massime quando questo sacrificio non giova alla nostra alleata e non ci è compensato....
Le cose parlamentari in Inghilterra si accomodano. Gladstone troverà il modo di far passare ai Comuni un emendamento che possa essere accetto ai Pari. In caso contrario, chiuderà la sessione per aprirne un'altra in ottobre o novembre allo scopo di rifare con qualunque modificazione la legge per gli arretrati dei fitti in Irlanda. Non avremo dunque scioglimento della Camera inglese.
Qui si parla di un Ministero d'affari. Sarà un Ministero di vacanze parlamentari per venire poi alla formazione di un nuovo Ministero alla riapertura della Camera.
Abbiamo il tempo di rivedere le cose e correggere anche la nostra politica.
Capitolo Quarto.
Dal primo al secondo trattato della Triplice Alleanza.
L'errore d'origine: l'Imperatore d'Austria non viene a Roma. — I Reali d'Italia, per ciò, non possono andare a Berlino. — Colloquio tra il principe di Bismarck e il duca di Genova: il pericolo di guerra è rappresentato dalla Francia e dalla Russia. — Il principe Federico Guglielmo a Roma. — Il gabinetto italiano scontento degli alleati. — Il generale Robilant ministro degli Affari esteri. — Un altro giudizio del principe di Bismarck sulla situazione in ottobre 1885. — I negoziati per la rinnovazione della Triplice Alleanza. — Con quali argomenti il principe di Bismarck indusse l'Inghilterra ad un accordo con l'Italia per il Mediterraneo. — Il nuovo trattato del 20 febbraio 1887.
L'accessione all'alleanza austro-germanica, se tolse l'Italia dall'isolamento e orientò la sua politica estera, non dette frutti tangibili. Nessuno per qualche anno seppe nulla del trattato; i ministri della Triplice sia dalla tribuna parlamentare, che nei ricevimenti diplomatici, negarono l'esistenza di impegni scritti. D'altronde, se niente esteriormente apparve mutato nelle relazioni fra i tre Stati — tranne nell'intonazione dei giornali austriaci che divenne più cortese, e ne fu dato il merito al viaggio di re Umberto — poco o nulla si fece da parte nostra per rendere veramente intime quelle relazioni, e vantaggiose. Già, nei rapporti con l'Austria l'impresa non era agevole; il ravvicinamento degli animi non era stato spontaneo, la dominazione austriaca in Italia era tuttavia ricordata con rancore da molti che ne avevano sofferto; e dall'altra parte, a Vienna, si aveva poca fede in un governo che si reggeva sui principii di libertà ed era debole, per dippiù, coi partiti estremi.