L'esigenza del conte di Robilant che l'Italia fosse garantita nel Mediterraneo, ispirò al principe di Bismarck l'idea di un accordo con l'Inghilterra. Deciso a tenersi avvinta l'Italia e fermo nella sua politica d'isolare la Francia per renderla impotente a far la guerra, il Principe vide la doppia utilità che sarebbe derivata alla Germania da una intesa anglo-italiana: l'Inghilterra avrebbe offerto quella sicurtà marittima che la Germania non poteva dare, e, impegnandosi con l'Italia, si sarebbe preclusa la possibilità di appoggiare la politica della Francia.

Non era facile indurre i ministri della Regina, in un tempo nel quale lo “splendido isolamento„ aveva tanti fautori, a legarsi con una Potenza continentale, sia pure mercè un accordo che sarebbe rimasto segreto. Ma per il principe di Bismarck la cosa fu facilissima.

Il 1.º febbraio 1887 egli si recò a far visita all'ambasciatore britannico a Berlino, sir E. Malet. “Il gabinetto italiano — disse — gli aveva chiesto di voler appoggiare la domanda fatta a Londra di una più stretta amicizia dell'Inghilterra con l'Italia; egli pensava che il governo inglese avesse ogni motivo per fare buon viso a tale domanda. Esisteva una specie [!] di alleanza fra la Germania e l'Italia, ma aveva scarso pregio per la Germania, l'Italia non potendo essere la sua vera alleata efficace che alla condizione di essere in grado di trasportare le proprie truppe per mare. I valichi delle Alpi essendo irti di fortificazioni, sarebbe impedito ogni efficace aiuto attraverso a queste. Se l'Italia potesse trasportare le sue truppe per mare, allora soltanto essa sarebbe una considerevole alleata. Ma ciò potersi solo effettuare con una cooperazione dell'Inghilterra, per mezzo della quale il predominio del Mediterraneo sarebbe assicurato a queste due Potenze.

Il Principe disse di comprendere le difficoltà che sovrastano ad ogni presidente dei ministri britannico il quale tenti di stringere un'alleanza con una Potenza estera; nel caso attuale però non era necessario che di venire ad un accordo basato sulla permanenza al potere del presente governo. Egli riteneva che le trattative amichevoli con l'Italia avrebbero favorevole accoglienza in Inghilterra, giacchè sarebbero in armonia con le tradizioni popolari dei due paesi. Credeva poi che la sua esistenza durante la crisi presente sarebbe stata un potentissimo fautore per il mantenimento della pace in Europa, mentre la sua mancanza avrebbe potuto fomentare la guerra.

Accennando alla questione della pubblica opinione e al dovere riconosciuto in un ministro inglese di seguirla, il Principe disse che qualunque fosse la consuetudine, stava sempre nel potere del ministro, anzi nella cerchia dei suoi doveri, di formare questa pubblica opinione. Questa non è, soggiunse, che un fiume formato da una quantità di piccoli ruscelli, uno dei quali è il ruscello governativo. Se il governo alimentasse sufficientemente il suo ruscello, concorrerebbe efficacemente a formare la grande corrente pubblica; se invece aspetta di giudicare delle forze di tutti gli altri ruscelli, separatamente meno potenti del suo, pur dalla unione loro rimarrebbe sopraffatto. Agire in tal guisa sarebbe una imperdonabile mancanza di precauzione.

Il Principe insistette poi sui reciproci vantaggi di una alleanza fra l'Inghilterra e l'Italia, asserendo che nessun desiderio di quest'ultima avrebbe mai potuto verificarsi in antagonismo con gl'interessi di quella. Nel Mediterraneo le aspirazioni dell'Italia convergono verso Tunisi e Tripoli, sul continente al ricupero di Nizza„.

Sir Malet osservò che concepiva un'alleanza fra l'Italia e l'Inghilterra per gli affari d'Oriente, ma dubitava che l'Inghilterra contraesse un'alleanza che potesse porla in ostilità con la Francia.

Tutte le volte che il gran Cancelliere consigliava l'accettazione di una proposta, faceva osservare quali avrebbero potuto essere le conseguenze di un rifiuto.

Secondo le sue vedute era dovere dell'Inghilterra di assumere la sua parte di responsabilità, per assicurare la pace d'Europa. Egli sapeva dell'esistenza di una scuola che predicava la astensione di quella Potenza da ogni ingerenza nella politica europea; ma egli pensava che l'Europa avesse ragione di desiderare la cooperazione inglese per il mantenimento dell'equilibrio fra le Potenze. Se l'Inghilterra si rifiutasse, e se tutti i tentativi per indurla ad assumere la sua quota di pericolo e di responsabilità che incombe ad ogni Potenza europea, fallissero, le Potenze interessate si vedrebbero costrette a cercare altre combinazioni. “Per esempio — disse il Principe — con tutta facilità potrei rendere più intimi i rapporti della Germania con la Francia accondiscendendo alle incessanti sollecitazioni di questa riguardo all'Egitto. E potrei allontanare ogni apprensione da parte della Russia, riducendo la nostra alleanza con l'Austria al puro impegno letterale di garentire l'integrità del territorio dell'impero austriaco, o permettendo alla Russia di occupare il Bosforo e lo Stretto dei Dardanelli„.

Naturalmente, a questo punto sir Malet osservò che ogni tentativo di tal natura da parte della Russia implicherebbe una guerra con l'Inghilterra, e che perciò la pace, che sembrava essere l'unico obbiettivo del Cancelliere, non sarebbe stata certamente assicurata con simili combinazioni.