Un sorriso di soddisfazione passò sul volto del Principe, il quale soggiunse che aveva additato soltanto combinazioni possibili, che tuttavia sperava non si sarebbero mai verificate.

Il colloquio finì con un giudizio del Principe sul pericolo di guerra con la Francia. Egli disse che fino a quando fossero al potere uomini come Ferry e Freycinet nulla vi era da temere, ma che se invece il generale Boulanger dovesse diventare presidente del consiglio dei ministri o della repubblica, ciò che già si prevedeva, il pericolo sarebbe stato imminente, essendo egli già compromesso dalla sua attitudine generale e non avendo altro modo di mantenersi al potere che continuando a rappresentare la parte assuntasi.

Capitolo Quinto.
Crispi e la questione Bulgara.

La crisi ministeriale del febbraio 1887: il contegno dell'on. Crispi, suoi colloqui col Re, sua nomina a Ministro dell'Interno. — La questione bulgara e la condotta del Governo italiano prima che Crispi assumesse la direzione della politica estera, e dopo. — Carteggi e documenti. — L'Italia propone e fa accettare dalle Potenze il non-intervento in Bulgaria. — La triplice per l'Oriente.

La crisi ministeriale che l'ecatombe di Dogali determinò l'8 febbraio 1887, fu lunga e laboriosa.

L'impresa africana, iniziata con lo sbarco di un presidio italiano a Massaua (5 febbraio 1885), doveva essere, secondo il ministro Mancini, una riparazione, un compenso per le delusioni toccate all'Italia nel Mediterraneo: “Perchè non volete riconoscere — diceva egli alla Camera il 27 gennaio 1885 ai suoi oppositori i quali gl'imputavano di perder di mira il vero obbiettivo della politica italiana, cioè il Mediterraneo — perchè non volete riconoscere che nel mar Rosso, il più vicino al Mediterraneo, possiamo trovare la chiave di quest'ultimo?„

Purtroppo, l'Italia nel mar Rosso non trovò che disastri, e per dippiù una diversione esiziale intuita sin da allora dall'on. Crispi, che nella seduta del 29 gennaio avvertì:

“Se nel 1882 l'on. ministro Mancini avesse accettato le proposte dell'Inghilterra, forse oggi sarebbe a tempo per cominciare una politica coloniale seria, feconda di veri risultati. Ad ogni modo non posso che augurare all'Italia che quel ch'egli ha fatto possa non riuscirci dannoso„.

Dogali fu una conseguenza della leggerezza con la quale furono considerate le difficoltà dell'impresa, e specialmente il valore dell'ostilità abissina. A Massaua il generale Genè riteneva di potere tener fronte alle masse nemiche con un pugno dei nostri; a Roma il ministro Robilant chiamava “quattro predoni„ popolazioni bellicose, viventi in continua guerra.