Dimessosi il Ministero presieduto dall'on. Depretis — il quale era al potere dal 29 maggio 1881 e non godeva riputazione presso la parte sana del paese — il Re incaricò dapprima lo stesso Depretis di ricomporre il gabinetto; ma questi dovette rinunziare al mandato il 23 febbraio 1887. Gli on. Robilant, Biancheri, Saracco essendo stati successivamente officiati a comporre una nuova amministrazione ed avendo ricusato, il Re, il 5 marzo, ritornò sui suoi passi deliberando di non accettare le dimissioni del Ministero.
Qual contegno tenne l'on. Crispi durante questa crisi che doveva risolversi con la sua andata al governo?
Spigoliamo nel suo Diario.
Il 9 febbraio il Re lo chiamò a consiglio:
«Alle 9 ¼ fui al Quirinale.
Il Re chiese il mio parere sulla situazione politica e sulla situazione parlamentare, mostrandosi preoccupato delle condizioni del paese, dello stato d'Europa, delle grandi necessità onde siamo tormentati.
Risposi: peggiorata la nostra posizione in Europa in questi ultimi anni. La Germania ci sfugge, l'Austria può essere interessata ad averci seco, ma non sarà un'amica costante. La situazione parlamentare non può essere peggiore; l'on. Depretis vi ha messo il disordine, tanto che neppur lui può contare sulla Camera. I partiti son molti, ma nessuno può contare sulla maggioranza. Nulla di meno il più forte è quello di sinistra. Il disordine parlamentare non può esser tolto che da un'Amministrazione composta di uomini probi, scelti fra le migliori capacità della Camera.
— Nulla di meglio io chiedo. Mi indichi lei la persona alla quale dovrei indirizzarmi.
— Non tocca a me di darle cotesta indicazione. Cotesto ufficio spetta al presidente del Ministero che si è dimesso. Così suol farsi in Inghilterra.
— Io non escludo alcuno, e se mi fosse indicato un nome il mio ufficio sarebbe più facile. E, a proposito, le dirò che oggi ho letto con dispiacere in un giornale che a Corte sarebbe escluso il di lei nome. Cotesta è una malignità. Sento per lei tutta l'amicizia, apprezzo il di lei patriottismo, la di lei energia, la di lei esperienza. Se il di lei nome mi fosse indicato, o se in una combinazione ministeriale trovassi il suo nome ne sarei lietissimo. Io le affiderei volentieri il potere.