— Ringrazio Vostra Maestà dei suoi sentimenti verso di me....

— No, io non voglio che si creda che faccia delle esclusioni.

— Non posso dubitare di quanto V. M. mi dice.

— Va bene. Mi dica: come sta lei col conte di Robilant?

— Benissimo. Io lo conobbi al 1877 a Vienna. Lo ho riveduto alla Camera, ma non ho con lui intimità.

— È una grave questione quella degli uomini. Comprendo che Depretis è vecchio e non può sovraintendere al Ministero dell'Interno.

— Del Ministero dell'Interno parlai altra volta a V. M. e le dissi che in Italia manca assolutamente la polizia preventiva. Fortunatamente abbiamo un buon popolo.

Dopo pochi altri minuti il Re si alzò, mi strinse la mano e mi congedai.»

Il 22 febbraio l'on. Saracco si recò da Crispi ad offrirgli il portafoglio della Giustizia nel Ministero che il Depretis sperava potere ricostituire. L'on. Crispi declinando l'offerta ricordò che avrebbe potuto essere ministro di Giustizia nel 1866 e nel 1867; e avvertì che non avrebbe mai accettato una posizione che non gli consentisse di esercitare influenza su tutta la politica, specialmente su quella estera, della quale i ministri sogliono disinteressarsi.

Non riuscito il tentativo del Depretis, l'on. Crispi divenne l'oracolo della situazione: il 25 e il 27 ricevette il marchese di Rudinì; il 3 marzo, dopo che il Depretis fece fallire, col negargli il suo appoggio, una combinazione Saracco perchè ad essa avrebbe preso parte il Rudinì, i dissidenti della Destra decisero in una riunione di appoggiarsi a Crispi; il quale ricevette il 4 marzo l'on. Tajani, il 6 di nuovo il Rudinì, il 9 gli on. Lacava e Giolitti, quindi gli on. Baccarini, Cairoli e Nicotera, l'11 gli on. Codronchi e Rudinì, Lacava e Giolitti. Il 12 aderì ad incontrarsi con gli on. Bonghi, Spaventa, Codronchi e Rudinì. Trascriviamo dal Diario: