12 marzo. — Alle ore 5 pom. all'albergo di Roma dove trovai gli on. Bonghi, Rudinì e Codronchi. Verso le 5 ¼ sopraggiunse Spaventa.

Dopo spiegazioni diverse, si convenne sui seguenti punti. Ipotesi di una combinazione con Depretis. Crispi ritiene non offra probabilità alcuna; nulladimeno, ove avvenisse, non bisognerebbe opporsi; anzi renderla possibile.

Politica estera. — Rinnovare gli accordi con le Potenze centrali. Il rifiutarsi potrebbe nuocere; Spaventa osserva che la Germania potrebbe sospettare di noi. Bisogna inoltre considerare la posizione nella quale si è messo il papato con Bismarck. Necessario, intanto, riannodare le nostre relazioni con l'Inghilterra, associarsi a lei nell'Egitto, renderle facile con l'opera nostra il compito assuntosi, per obbligarla ad essere con noi in tutte le questioni nel Mediterraneo.

Finanza. — Rinforzarla con nuove imposte per accrescere le entrate e soddisfare alle spese militari ed a quelle per le opere pubbliche.

Esercito ed armata forti.

Legge Comunale e Provinciale. — Elettorato: censo, 5 lire. Capacità, quarta elementare. Sospensione agli impiegati municipali del diritto elettorale.

Esplicare il nostro accordo alla Camera alla prima occasione e informare il Re; di questo s'incarica il Rudinì.

Discutendo delle imposte, si accennò al dazio di entrata sui cereali; ma esso non potrebbe esser solo, dovendosi provvedere a 60 milioni di nuova entrata.

Rudinì racconta di aver visto Zanardelli, il quale anch'egli è di avviso che il solo possibile sarebbe un Ministero di coalizione. Egli lo motivava non solo con le condizioni della Camera, ma per le necessità in cui siamo di dover stabilire nuove imposte. Bisogna che la impopolarità sia affrontata dai patriotti dei diversi partiti.

13 marzo. — Alle 10 ant. ho la visita del marchese Rudinì.