Egli fu iersera dal Re, al quale diede conto dell'accordo sui punti principali di governo tra Crispi, Spaventa e gli altri. Questo accordo assicura la possibilità di un'amministrazione nel caso di crisi.

Il Re ne fu contento. Egli in tutti i casi saprebbe a chi rivolgersi.

Chiese se dell'accordo potesse parlare al Depretis, e il Rudinì rispose che S. M. facesse a suo talento.

20 marzo. — Invitato, mi reco alle 4 ½ pom. dal Depretis. Mi narra avergli il Re riferito il colloquio avuto col marchese di Rudinì circa l'accordo dell'albergo di Roma. Mi parla delle difficoltà della situazione e della necessità di comporre una nuova amministrazione. L'opinione pubblica designare un ministero Depretis-Crispi; lui volervisi prestare e m'invitava ad accettare. Risposi che sarei entrato a condizione che si potesse comporre un gabinetto capace di durare. Si discorre delle persone che dovrebbero farne parte. Depretis soggiunge di esser vecchio ed accasciato e di non poter rimanere al Ministero dell'Interno. M'informò che il trattato con le Potenze centrali era già stipulato con condizioni migliori delle precedenti. Conveniamo sul programma. Mi riservo a decidermi.

24 marzo. — Alle 2 pom. viene Rattazzi a nome del Re. Sua Maestà desidera che io entri nel Ministero. Messaggio di affettuose parole e di cortesie. Aderisco.

28 marzo. — Tornando a Roma da Napoli, trovo un biglietto di Depretis che mi avverte esser io atteso dal Re.

S. M. mi riceve alle 11 ant. Mi ringrazia perchè avevo accettato di assumere il potere. Dichiara che non fa questione di nomi, e che accetterà quelli che indicheremo Depretis ed io. Informo il Re delle pratiche fatte con lo Zanardelli e della necessità di averlo nel Ministero. Non si può fare a meno di provare ai pentarchi la convenienza che d'accordo si tenti una composizione ministeriale col Depretis. Ad ogni modo giova portare le cose al punto che sia dimostrato che da parte nostra non manca la buona volontà.

Il Re approva.

Francesco Crispi prese possesso del Ministero dell'Interno il 4 aprile. Della politica estera non potè ingerirsi finchè fu in Roma l'on. Depretis, il quale, ritiratosi il Robilant, si era riservato l'interim degli Affari esteri. Ma allontanatosi il Depretis per curare la sua salute, Crispi reclamò che il Consiglio dei Ministri fosse tenuto al corrente dell'azione della Consulta nella questione bulgara, allora divenuta più che mai piena d'incognite per la elezione di Ferdinando di Sassonia-Coburgo-Gotha a Principe (7 luglio).

Il trattato di Berlino aveva costituito la Bulgaria in principato autonomo, ma tributario della Turchia, e stabilito (art. 3.º) che il principe sarebbe stato eletto dalla popolazione e confermato dalla Sublime Porta col consenso delle Potenze. Aveva altresì costituito al sud dei Balcani, col nome di Rumelia Orientale, una nuova provincia e l'avea posta sotto l'autorità politica e militare della Turchia.