«Avvenuta l'elezione del principe di Coburgo non abbiamo creduto di affrettarci ad enunciare la nostra opinione. Ci parve conveniente di astenerci dal pregiudicare, con premature dichiarazioni, una questione rispetto alla quale una considerazione elementare di reciproco riguardo, e quasi di equità internazionale, suggeriva che si lasciasse anzitutto la parola alle Potenze aventi nel problema che si agita in Bulgaria un interesse più diretto e immediato.»
L'on. Depretis morì il 31 luglio; gli successe nella presidenza dei Consiglio l'on. Crispi, il quale per decreto dell'8 agosto assunse altresì l'interinato del ministero degli Affari esteri. Lo stesso giorno Crispi dirigeva alle regie rappresentanze all'estero questa circolare:
«Nel prendere la direzione degli Affari esteri, tengo a manifestare il mio fermo intendimento di continuare la politica di pace e di conservazione che nel concerto europeo caratterizza l'opera dell'Italia.
Conforme a tale intendimento è l'atteggiamento che intendiamo prendere nella questione bulgara, nella nuova fase in cui sembra che entri per l'annunciato imminente arrivo del principe di Coburgo in Bulgaria. Non abbiamo predilezioni personali per questo piuttosto che per altro principe; ma il principe Ferdinando, per il fatto della sua elezione, rappresenta agli occhi nostri, sino a prova contraria, l'espressione della volontà del popolo bulgaro. L'Italia, politicamente costituitasi coi plebisciti, non può disconoscere l'alto valore di quella manifestazione con cui è stato soddisfatto alla prima ed alla più importante, per noi, delle tre condizioni poste dall'art. 3.º del trattato di Berlino.
Convinto essere dell'interesse generale che la questione bulgara, minaccia permanente per la pace europea, venga risolta quanto più presto è possibile, il governo si è sempre dichiarato pronto ad adoperarsi per il successo di qualsiasi soluzione, la quale, sulla base dei trattati e del rispetto della volontà delle popolazioni, potesse assicurare un governo stabile alla nazione bulgara. Ora, l'avvenuta elezione del principe di Coburgo, che rappresenta un principio di soluzione, ci sembra appunto una combinazione che, favorita dal buon volere delle Potenze, varrebbe, mantenendo fisse le due basi suddette, a conseguire l'intento. Ad esso adunque dobbiamo desiderare che le Potenze aventi con noi comunità di fine e d'intendimenti pacifici prestino, come siamo disposti a prestarlo noi stessi, un volenteroso appoggio morale. Gradisca ecc.»
Il 7 agosto il principe Ferdinando, dopo avere invano atteso che la Turchia e le Potenze assentissero alla sua elezione, cedette alle insistenti sollecitazioni del governo bulgaro, e passò in Bulgaria, dove ebbe entusiastiche accoglienze. Era trascorso appunto un mese dalla elezione della Sobranje, e in quei trenta giorni il Principe era vissuto in una tormentosa indecisione, tra l'irremovibile no della Russia, l'oscitanza della Turchia e la propria ambizione. Il 29 luglio, l'ambasciatore Nigra aveva telegrafato da Vienna:
«Il principe Ferdinando è venuto a vedermi in questi giorni. Mi ha domandato consiglio. Mi sono rifiutato di dargli consigli dicendogli che nella mia qualità di ambasciatore non avevo niente a dirgli. Ma come amico privato gli ho detto che mi sembrava la sua via fosse tracciata dai trattati. Egli non mi è sembrato molto disposto a tentare l'avventura di una corsa in Bulgaria. Ignoro se abbia fatto qualche passo a Pietroburgo; in ogni caso non sarebbe riuscito.»
Il fatto compiuto, cioè la presa di possesso da parte del principe Ferdinando della dignità conferitagli dal popolo bulgaro, accrebbe l'irritazione della Russia e le difficoltà della situazione.
Si presentò subito la questione come dovessero condursi i rappresentanti delle Potenze in Bulgaria, col Principe. Crispi non esitò a telegrafare il 9 agosto al r. Agente e console generale in Sofia:
«Un riconoscimento formale del principe Ferdinando come Principe di Bulgaria non è evidentemente possibile da parte nostra se non dopo acquistata la certezza che egli effettivamente rappresenta la volontà delle popolazioni e dopo legittimazione della sua posizione conformemente al trattato di Berlino.»