Per essere più esatti, riferiamo giudizi e opinioni dello stesso Crispi sui due periodi.

Quali benefici ricevette l'Italia da Napoleone III?

Nel 1849 la rivoluzione italiana va estinguendosi nei suoi focolari: sole resistono la Sicilia, Venezia, Roma. La Francia non interviene in favor nostro, ma col pretesto di difenderne la libertà assalisce la Repubblica Romana, invade Roma, vi ristabilisce il papato; nello stesso tempo sequestra le armi e i vapori siciliani, e aiuta il Borbone a impadronirsi della Sicilia. Ancora una volta il dispotismo si aggrava sopra l'Italia; ma la Francia è stata punita; il dispotismo si aggrava anche su lei.... Ed è nella piena servitù dell'Italia che si solleva, o meglio, si risolleva in Francia una delicata questione: la questione delle frontiere. Nel 1858 incominciano infatti ad uscire opuscoli dimostranti la necessità che la Francia abbia le sue frontiere, e sul Reno e sulle Alpi. Si tratta di ottenerle, e lo si cerca. — Come? Con una guerra di conquista? Il tiranno abilmente non lo crede opportuno; piuttosto, con la conclusione di un affare. Nella mente di Napoleone III — è dimostrato — la guerra d'Italia non fu invero che un affare.

Con l'alleanza franco sarda, la Francia s'impegnava infatti ad aiutare il Piemonte ad avere il Lombardo-Veneto; da parte sua, il Piemonte s'impegnava ad indennizzare la Francia di tutte le spese di guerra, e, in più, a darle le volute frontiere.

Nella mente di Napoleone era un gran disegno che incominciava a colorirsi, nella lusinga di potere, rinnovando le gesta dello zio, legittimare in certo qual modo l'usurpazione, e rassodare il trono vacillante.

Egli fu tradito dagli eventi e da sè stesso. La guerra contro la Germania, che doveva essere il coronamento dell'edificio, fu invece l'ultima causa della sua rovina.

Giova intanto stabilire e constatare che il pensiero italiano non entrò affatto nella mente di Napoleone, con la conclusione dell'alleanza franco-sarda....

Ma oltre alle frontiere dell'Alpi, Napoleone III scendendo in Italia aspirava a raggiungere un altro ideale.

Napoleone III aveva lasciato l'Italia nel 1831, quando ancora l'idea unitaria non aveva fecondato che poche menti elettissime, ed era straniera alla grande massa della popolazione. Egli credeva quindi ancora alla virtù, presso le masse, del principio federativo; e, ravvivando l'antico concetto dell'antagonismo franco-germanico, il cui campo di lotta era il nostro paese, egli ebbe in animo di vincere l'Austria, di cacciarla da quella parte d'Italia che gli conveniva, per costituire questa parte in una Confederazione di Stati piccoli e deboli, che dovevano riuscire mancipii della Francia, liberti in tempo di pace, alleati per le sue guerre.

A chi vorrà fare sul serio la storia di questo periodo importantissimo della vita mondiale — e diciamo mondiale, poichè fu per l'Italia che il principio di nazionalità venne riconosciuto — apparirà a questo punto un fenomeno singolare: la stessa idea napoleonica era nutrita dall'Austria, per proprio conto.