Con Savoia e con Nizza la Francia ebbe allora le ambite frontiere, e assai più; perchè Nizza francese è, oltre a tutto, un controsenso geografico; coi cinquanta milioni d'indennità, ebbe pagate tutte le spese di guerra. Ed ecco che il trattato di Zurigo viene a dar corpo all'altra idea della federazione italiana.

Napoleone III, piuttosto che accettare l'idea dell'Italia una, si appaga di dividere in quella confederazione, che doveva essere presieduta dal Papa, la sua influenza coll'Austria, la quale doveva esservi rappresentata dal Veneto, senza avvertire, da pessimo politico, quale germe di continue guerre deponeva così.

Il trattato di Zurigo è però così favorevole all'Italia, che l'Italia lo respinge. L'Italia non si ingannava sulle mire di Napoleone, ed ebbe, gran virtù, il senso esatto delle intenzioni e degli avvenimenti. Ond'è che la Toscana e l'Emilia dichiarano la propria autonomia, e proclamano il principio dell'unità.

Napoleone, che vede crollare l'edificio delle sue previsioni e delle sue speranze, contrasta l'unione di quelle popolazioni al Piemonte, e impedisce il movimento delle popolazioni pontificie. Garibaldi non può passare la Cattolica.

Ma il gran giorno dell'Italia era venuto. Palermo insorge: è, a miracolo, organizzata la leggendaria spedizione dei Mille, la quale non conosce ostacoli, e vince quelli di ogni genere che le sono suscitati da tutti....

A quel punto, se veramente Napoleone fosse stato quel grande uomo politico che molti, per troppi anni, vollero credere e far credere, avrebbe compreso che ormai gli conveniva mutar tattica, e che, non potendo far degl'italiani altrettanti clienti, gli era utile farsene almeno degli amici, degli alleati.... Garibaldi giunge dunque a Napoli contro la volontà di Napoleone....

.... Vince il Borbone al Volturno, e preparasi a marciare su Roma.

Ma Napoleone non cede, e, pari all'avaro, costretto a separarsi dal proprio tesoro, egli si lascia strappare solo dai fatti compiuti il consenso, e non interviene che per impedire. È così che, di fronte al pericolo di vedere Roma data addirittura all'unità italiana, cemento e centro di essa, egli conclude con Vittorio Emanuele una Convenzione, per la quale l'esercito regio penetra nelle Marche e nell'Umbria, che sono riunite alla monarchia, per impedire gli ulteriori movimenti di Garibaldi.

E intanto la flotta francese proteggeva a Gaeta il Borbone, che resisteva per essa, prolungandosi così, per colpa della Francia, una inutile guerra....

Salvato infatti il patrimonio di San Pietro e posto sotto la tutela delle armi francesi, ecco Roma divenire, per la Francia, il covo della reazione italiana. Asilo dei principi spodestati, è là che si ordiscono, sotto gli occhi di Napoleone, tutte le cospirazioni a danno della nostra unità, è là che si organizza il brigantaggio e si mantiene viva così la più orribile agitazione in una parte tanto importante del nuovo regno. Era quella la caricatura della politica per parte di un grande Stato, ma una caricatura sanguinosa, che non può essere così facilmente dimenticata.