«Trovai che tutta la capitale era entusiasmata ed allegra per le notizie delle vittorie austriache in Italia.
«Mi si assicurava, — e potei constatarlo — che in tutte le classi della popolazione il giubilo per la sconfitta degli italiani era universale, e quasi indescrivibile nelle caserme.
«I soldati insistevano da per tutto per potere illuminare i loro quartieri in onore dell'esercito austriaco. E posso assicurare, che questo stato di cose aveva fatto la più profonda impressione sull'italianissimo imperiale delle Tuileries».
.... E invero, un'altra data ricorre al nostro pensiero, una data fatale, un altro nome: Mentana; al quale la generosità italiana ha contrapposto un'altra data, un altro nome: Digione.
.... Al 1869 Napoleone propone alle Potenze di mettere il territorio pontificio sotto la garanzia dell'Europa. Egli vuole con un trattato internazionale impedire all'Italia la conquista della sua capitale; ed avrebbe ottenuto il suo scopo, se Berlino e Londra non si fossero opposte.
La fatalità spingeva Napoleone alla rovina. Il fantasma dell'Italia Una poteva sopra di lui più dell'evidente interesse.
L'Austria stessa vide nel 1870 quale sarebbe stato l'interesse della Francia, Napoleone nol vide; l'Austria stessa spronava Napoleone a dare Roma all'Italia, per assicurarsi l'alleanza italiana; Napoleone nol volle. È così che tutti i negoziati tornarono vani, e che la Francia rimase, per propria sua colpa, isolata in Europa.
Ed è di questo isolamento che si fa da quel giorno un delitto all'Italia. Or non occorrono parole per dimostrare che, non solo una follìa, ma sarebbe stato invece un delitto da parte dell'Italia il prendere le armi contro una Potenza amica ed alleata, per aiutare un padrone il quale, mentre pure chiedeva la nostra cooperazione, si rifiutava di riconoscere i nostri diritti e persisteva nel volerci opprimere.
Nè si creda che quello fosse un errore personale di Napoleone III. Napoleone crolla, traendo con sè nell'abisso la Francia; ma la Francia non rinuncia a Roma per questo.
L'Italia viene a Roma, ma il pensiero di Thiers non è diverso da quello di Napoleone; l'Italia viene a Roma per merito delle vittorie tedesche, che essa avrebbe dovuto impedire, e la Francia, impotente, tollera, ma non accetta; e una nave francese, protesta permanente, e segno del protettorato esercitato dalla Francia sulla Santa Sede, staziona a Civitavecchia. Ci vollero anni prima che quella nave si risolvesse a partire. Solo il ridicolo, l'unica arma che uccida moralmente in Francia, e di cui la Francia era minacciata per quel fatto, potè far sì che quella nave venisse ritirata.