Il concetto delle autonomie è accettato a Vienna. Dai dispacci del nostro Ambasciatore in quella città risulta che il conte Kálnoky vuole il rispetto delle autonomie locali nella penisola balcanica. Non so come il Kálnoky intenda attuare il suo pensiero, ma a me basta constatare che nei principii siamo d'accordo.
Il Principe allora riprese che egli vedeva di buon occhio il gruppo delle tre Potenze, e desiderava anzi che fosse compatto, e che facesse valere la sua autorità.
Nella Bulgaria nulla egli ha da vedere. Sarebbe stato meglio vi fosse rimasto il principe Alessandro. Esso però fu imprudente, ed affrettò la sua fine, violando il trattato di Berlino. Fece anche dippiù: offese la suscettibilità dell'Inghilterra co' suoi progetti di matrimonio. Comunque sia, egli non è più principe.
La Russia insiste nelle sue proposte. Bismarck le appoggerà se verran fatte proprie dalla Turchia. È però di avviso che non approderanno. Libero però il governo italiano di seguire in Oriente la politica sua; la Germania sarà sempre d'accordo con l'Italia in tutto ciò che giovi al mantenimento della pace. Se la pace in Oriente venisse turbata, la Germania sarà co' suoi alleati, stando alla retroguardia.
Per quanto si riferisce alle cose dell'Oriente — soggiunge il Principe — vedetevela col conte Kálnoky. Combinate tutto con lui, stabilite con lui. Potrà essere l'oggetto di un trattato speciale.
Riprendendo la parola, soggiunsi che la conservazione della pace era il mio desiderio ed il mio proponimento. Manifestai il mio rincrescimento per le condizioni eccezionali nelle quali ci troviamo in Massaua. Quella occupazione non è un fatto mio: la trovai. È mio dovere però, è dovere del governo italiano di riparare all'offesa patita. Sarà una guerra di poco momento, alla quale siamo obbligati; è una guerra dalla quale non possiamo liberarci.
Io voglio sperare che la Francia sarà tranquilla, ma dovrò osservare che i trattati del maggio 1882 e del febbraio 1887 sono incompleti. Si previdero le ipotesi del concorso reciproco di una delle due Potenze in caso di una guerra; ma non si pensò a fare una convenzione militare, la quale io ritengo sia necessaria.
Nissuno può sapere nè quando nè come scoppierà la guerra. Può essere un fatto improvviso; e non si deve attenderlo per metterci d'accordo nella parte che ciascuno di noi dovrà prendere alla difesa comune. Giova stabilire il più presto possibile un piano di difesa e di offesa prevedendo tutte le ipotesi, affinchè, scoppiata la guerra, ciascuno di noi sappia quello che deve fare.
Insomma una convenzione militare è complemento ai trattati di alleanza.
Il Principe rispose che comprendeva la ragionevolezza della mia proposta e che l'accettava. Era necessario però ch'egli ne parlasse con l'Imperatore e prendesse all'uopo gli ordini di S. M. L'Imperatore è il capo dell'esercito.