Replicai, che ammessa in principio la mia proposta, nulla avevo da aggiungere, se non che ad esprimere il desiderio che altrettanto si dovesse fare con l'Austria.

L'Austria — soggiunsi — è quello che è, impero poliglotta, composto di varie nazionalità. Io la rispetto, perchè rispetto e dovrò rispettare i trattati.

Per me l'esistenza dell'Austria è necessaria all'equilibrio d'Europa. Lo riconosco, e l'Italia sarà una fedele alleata del vicino impero.

Tengo a dirlo poichè fui suo nemico, e cospirai contro di esso sino a quando possedette provincie italiane. E perchè sono sincero nelle mie dichiarazioni, dovrò pregarvi d'interporvi presso il gabinetto di Vienna in una questione la cui soluzione ci interessa tutti, l'Austria e noi.

Nello Stato austriaco vi è una forte popolazione italiana, una popolazione importante in ogni senso, che giova al governo austriaco tenersi amica.

Io non domando privilegi per la popolazione italiana. Domando che sia trattata come tutte le altre nazioni dell'Impero. Il governo austriaco ci guadagnerebbe, perchè toglierebbe ogni motivo a lagnanze e se la renderebbe amica.

V. A. non può comprendere qual danno derivi dai cattivi trattamenti ed in quale imbarazzo l'Austria metta il governo italiano. Tutte le volte che giungono in Italia notizie di violenze fatte agli italiani dall'Austria, il sentimento nazionale si ridesta ed i partiti politici se ne valgono di pretesto per turbare la pace pubblica.

Del resto, l'Austria non può vivere ed esser forte che a condizione di rispettare le varie nazionalità dell'impero.

Il Principe mi ringraziò di tali dichiarazioni, e promise che avrebbe fatto giungere la sua parola a Kálnoky.

Dopo ciò riputai necessario di toccare un altro argomento, il quale interessa l'Italia e la Germania soltanto: l'esercizio dei diritti civili degli italiani in Germania e dei tedeschi in Italia, sul piede di perfetta eguaglianza; lo pregai di affrettare l'attuazione di codesto concetto.