Pochi minuti prima dell'una, siamo già ritornati a casa, e si va a far colazione.

Dopo la colazione si tien circolo in una delle stanze attigue alla sala da pranzo. È lì un grande armadio di noce pieno di carta da scrivere, penne, ecc., regalato al Principe da alcuni fabbricanti di oggetti di cancelleria in uno de' suoi anniversarii. «Vi è più di un quintale di carta», dice ridendo la Principessa.

La Principessa mi presenta un album veramente albo, cioè tutto bianco; e chiede che io pel primo vi scriva qualche parola. Scrivo: «In questo asilo del patriottismo, dove si veglia al mantenimento della pace di Europa, lascio questo mio ricordo — 2 ottobre 1887 — F. Crispi». Il pensiero è molto gradito e il Principe esclama in tono solenne: «Vostra Eccellenza ha bene interpretato l'animo mio. Io lavoro al mantenimento della pace, non vivo che per questo... Abbiamo fatto abbastanza per la guerra; agiamo ora, e agiamo d'accordo, per la pace».

Verso le 3.30 il Principe mi invita a fare una passeggiata in vettura nel parco. Consento.

La Principessa, temendo che il mio soprabito fosse leggiero, mi getta sulle spalle il gran mantello militare del marito.

Si corre traverso la foresta per lungo e per largo. Pioviccica un momento, e poscia le nubi si diradano per raccogliersi e condensarsi di nuovo, tanto che fa d'uopo alzare il mantice della vettura. Finalmente il cielo ci concede un armistizio, e ci mostra un po' di turchino.

Verso le 5.30 siamo ritornati a casa.

Nelle due ore di corsa abbiamo ripreso il colloquio della mattina, e siamo venuti ad una conclusione.

Si farebbe la convenzione militare. Presi gli ordini dell'Imperatore, il Principe scriverà una lettera proponendo la negoziazione e noi risponderemo affermativamente.

Alle 6 si va a pranzo: siamo a tavola: i miei segretarii, i due Consiglieri della Cancelleria, Herbert, il medico del Principe, la Principessa, il Principe, io.