All'una del pomeriggio siamo nuovamente in treno per ritornare in Italia, via Gottardo.

5 ottobre. — Alle 7 antimeridiane sono a Monza, dove conferisco col Re.

All'una riparto per Milano, dove pernotto.

6 ottobre. — Alle 10 ant. viene a visitarmi il conte Nigra, ambasciatore d'Italia a Vienna. Conferenza sino alle 11,30. Il conte Nigra mi comunica una proposta del barone di Calice, ambasciatore austriaco a Costantinopoli, da servire di base ad un accordo tra l'Italia, l'Austria e l'Inghilterra nella questione d'Oriente:

«1.) Mantenimento della pace — 2.) Status-quo fondato sui trattati. Esclusione di compensi — 3.) Autonomie locali — 4.) Indipendenza della Turchia e degli Stretti, etc., da ogni influenza straniera preponderante — 5.) La Porta non potrà far cessione dei suoi diritti sulla Bulgaria ad altre Potenze — 6.) Associazione della Turchia per guarentire quanto sopra — 7.) In caso di resistenza della Turchia e pretese illegali della Russia, le tre Potenze si concerterebbero per l'appoggio a darle — 8.) In caso di connivenza o passività della Turchia, le tre Potenze si concerterebbero per occupare certi punti a scopo di equilibrio.»

Partiamo per Roma alle 8,15 pom.

La visita dell'on. Crispi al principe di Bismarck fu commentata sgarbatamente dai giornali francesi, cui fecero eco i nostri giornali radicali; ma nella grande maggioranza l'opinione pubblica italiana ne intuì l'importanza, e fu lieta della manifestazione di simpatia fatta all'Italia dalla stampa germanica unanime. La Norddeutsche Allgemeine Zeitung pubblicò un notevole articolo nel quale, dopo aver mostrato come l'analogia dei destini politici e la comunanza degli interessi legassero con stretti vincoli fra loro, Italia e Germania, costituite entrambe in nome dell'idea nazionale, attribuì al convegno di Friedrichsruh il significato di un nuovo pegno dei pacifici propositi dei due paesi. La National Zeitung notò che l'affermazione dell'accordo dell'Italia con gl'imperi centrali avrebbe giovato “a fortificare gli elementi pacifici in Russia e in Francia„. Anche la clericale Germania osservò che poichè l'Italia esisteva e Crispi ne dirigeva la politica, era confortante il vedere che la forza dell'Italia stava con le Potenze che si adoperavano al mantenimento della pace.

Il 25 ottobre all'on. Crispi fu dato a Torino per iniziativa degli on. Giolitti, Roux, e pochi altri deputati, ai quali si unirono poi i personaggi più cospicui del Piemonte, un grande banchetto al quale intervenne il ministero quasi al completo e aderì gran parte dei membri delle due Camere legislative. In quell'occasione, memorabile anche per le accoglienze cordialmente festose che il Piemonte fece al primo meridionale assunto alla direzione del governo d'Italia, l'on. Crispi pronunciò importanti dichiarazioni sulla politica estera che intendeva seguire. Giova qui riprodurle:

«Ed eccomi condotto a parlare della politica con cui miriamo a mantenerla e a rafforzarla. Argomento delicato e geloso! poichè la politica estera ha duopo di abili fatti, ma di poche parole. Esso è argomento, però, sul quale voi vi aspettate che io vi apra l'animo mio. E parlerò, schietto e sincero, conforme alle norme della moderna diplomazia, la quale disprezza le antiche arti dell'inganno e della menzogna.

La pace! ecco l'intento supremo che perseguiamo. La pace, la quale è così necessaria al nostro progressivo sviluppo interno, all'attuazione delle riforme invocate, all'impiego utile e fruttifero dei nostri redditi, al compimento delle opere di pubblico vantaggio che tanta parte d'Italia reclama ancora. E in quali modi cerchiamo dunque di assicurarla?