Dal complesso di questi commenti si può dedurre che il discorso di Torino ha disorientato alcuni fra i più malevoli a nostro riguardo. Taluni, in mancanza d'argomenti seri, attribuiscono le parole amichevoli dell'Eccellenza Vostra al desiderio di conchiudere con la Francia un trattato di commercio favorevole ai nostri interessi. Altri, avrebbero preferito puramente e semplicemente che ella avesse palesate le clausole dei nostri trattati di alleanza, e insinuano nuovamente che ve ne hanno di offensive.»

L'Incaricato d'affari a Berlino, avendo comunicato alla Cancelleria imperiale il testo del discorso, riferì quanto segue:

«Il conte di Bismarck mi fece esprimere oggi il desiderio di vedermi e mi disse che, avendo inviato a Friedrichsruh la copia da me mandatagli del telegramma di Vostra Eccellenza, il Principe Cancelliere lo aveva incaricato di fare a Lei pervenire, per mezzo mio, i suoi migliori ringraziamenti per la fattagli comunicazione ed insieme i suoi rallegramenti sinceri per il «bel» discorso. Sua Altezza desiderava inoltre che fosse inviata in suo nome all'Eccellenza Vostra l'espressione di tutta la sua riconoscenza per la parte che lo riguarda personalmente nel discorso medesimo. In quanto poi alle varie idee in esso sviluppate a proposito della politica estera, il principe di Bismarck fa dire a Vostra Eccellenza che egli le divide interamente, ma che però troverebbe opportuno di manifestare un suggerimento circa la frase in cui parlasi delle «quattro distinte nazionalità» insediate nella penisola balcanica. Egli teme che quella frase possa servire di facile pretesto alle Potenze interessate nel contrariare l'azione nostra a Costantinopoli, per risvegliare nell'animo del Sultano, tanto proclive alla diffidenza, una recrudescenza di sospetti a nostro riguardo. Come rimedio a questo pericolo, sarebbe suo avviso che l'Eccellenza Vostra avesse a dare incarico all'Ambasciatore di S. M. in quella residenza di far comprendere come Ella non intendesse far allusione ad altro, colle parole pronunciate, se non se allo stato di cose già esistente nella regione dei Balcani. Il Cancelliere opina che Vostra Eccellenza potrebbe facilmente conseguire lo scopo, sia collocandosi al punto di vista etnografico, vale a dire delle quattro nazionalità, rumena, greca, slava ed ottomana, che si trovano in quella penisola, sia seguendo la distinzione politica dei quattro Stati attuali, Rumania, Serbia, Grecia e Bulgaria. Sembra a lui che in un modo o nell'altro si possa ottenere di spuntare, con questo mezzo, prima ancora che venga lanciata a pregiudizio degli interessi comuni, la freccia che certamente si saprebbe fabbricare con quella materia.»

Dei grandi giornali, il Times così giudicò il discorso di Torino:

«Ho l'onore di trasmettere qui unita all'Eccellenza Vostra la traduzione di un brano di un articolo del Times d'oggi circa il discorso pronunziato dall'E. V. in Torino. L'apprezzamento è degno di nota e pari alla riputazione del giornale. Il Times riepiloga maestrevolmente ciò che si pubblica da tutti gli altri giornali del Regno Unito, conservatori e liberali, sull'importanza di quel discorso per l'Europa. Gli articoli degli altri giornali sono così numerosi che sarebbe quasi impossibile poterne dare contezza.

Gradisca, sig. Ministro, l'espressione della mia più profonda osservanza.

T. Catalani.»

Articolo di fondo del “Times„ del 3 novembre 1887.

“Pochi statisti hanno avuto la sorte di raccogliere l'approvazione universale ch'è stata ottenuta dal discorso pronunziato dal signor Crispi in Torino, or è poco più di una settimana. Quel discorso fu salutato a Berlino come prova conclusiva dell'esistenza di un'alleanza fra l'Italia e le Potenze Germaniche, mentre esso non fu accolto con minor soddisfazione a Parigi per cagione della simpatia verso il popolo francese manifestata dal Ministro italiano. Il discorso non fu meno gradito ai connazionali del signor Crispi, il quale ha avuto l'onore di ricevere le congratulazioni del re Umberto. Risulta che il principe di Bismarck ha dichiarato di essere in grado di sottoscrivere ogni dichiarazione fatta dal signor Crispi circa gli affari esteri, sanzione tanto più notevole in quanto che noi sappiamo che, sopra taluni punti, il discorso di Torino andò considerabilmente più avanti di ciò che la Germania ha mai detto in termini espressi. Nel trattare la questione Bulgara, per esempio, il signor Crispi sposò la causa delle autonomie locali nei Balcani con un calore che in apparenza fa contrasto colle ripetute dichiarazioni d'indifferenza della Germania. Ma benchè il principe di Bismarck abbia dimostrato ai Bulgari un aspetto piuttosto severo, ed all'occasione li abbia ripresi con un tono alquanto aspro, la politica della Germania è stata, in tutto questo tempo, essenzialmente favorevole alle libertà bulgare, perchè sempre scrupolosamente memore dei trattati, che mettendo la Bulgaria sotto la tutela dell'Europa, l'allontanano dal sindacato esclusivo di una sola Potenza. Il signor Crispi, mentre parlò con calda simpatia della lotta dei Bulgari per la libertà e rammentò i sentimenti con cui gli Italiani guardano coloro che stesero una mano amica al Piemonte, non ebbe minor cura del principe di Bismarck a far notare che i trattati debbono essere strettamente e scrupolosamente osservati. In tal guisa l'adesione del principe di Bismarck alle dichiarazioni del signor Crispi, fornisce gradita prova dell'esistenza di un accordo ben chiaro fra l'Italia e le Potenze Germaniche sopra una base che tutti possono apprezzare e che esclude gli elementi di capriccio e di disegni segreti. Il principe di Bismarck ed il signor Crispi s'incontrano sul programma dell'inviolabilità degli accordi formalmente sanzionati dall'Europa, mentre l'Inghilterra, i cui interessi sono tutti legati alla pace ed allo svolgimento ordinato delle cose, mette la sua preponderanza dal lato di questa combinazione eminentemente conservatrice.„