Ed ecco i giudizii di due dei più autorevoli giornali germanici:
Articolo del giornale “Die Post„ N. 297. 30 ottobre 1887.
Il discorso di Torino.
“Il 25 ha avuto luogo a Torino il banchetto che i cittadini di quella città tutt'ora così importante, la quale gettò le fondamenta della nuova Italia, già da tempo avevano preparato pel Ministro Presidente Crispi, un italiano del Mezzogiorno. La festa era stata originariamente ideata come dimostrazione della piena fusione del Settentrione col Mezzogiorno d'Italia, e della rinuncia che la culla della nuova Italia aveva fatto ai suoi antichi diritti, con lieto animo per amore della fausta unità. In quel mentre accadde che poche settimane prima della festa, l'uomo che si voleva festeggiare ricevette l'invito di recarsi a Friedrichsruh, ed il risultato di quella visita, felicemente conseguito, fu accolto subito in tutt'Italia con gioia, come conferma ed indizio della cresciuta importanza dello Stato, quale non si sarebbe potuta desiderare più manifesta. Così la festa assunse un nuovo carattere. Si era ottenuto il frutto di un lungo lavoro giacchè l'Italia compariva davanti all'Europa come una indiscutibile grande Potenza; frutto che racchiudeva inoltre in sè l'aspettativa di un avvenire ancor più bello. E così invece di un allegro banchetto si ebbe un atto solenne. Tutti i Ministri erano presenti, eccettuato quello della Guerra, il quale doveva dar mano agli ultimi preparativi per la spedizione abissina. Il numero dei Deputati, Senatori ed alti impiegati convenuti, ammontava a circa 600. Dopo che il Presidente dell'adunanza ebbe salutato il festeggiato, non ci fu durante la serata alcun altro discorso da quello di Crispi all'infuori. Di questo discorso non possediamo ancora il testo integrale, ma gli estratti telegrafici contengono certamente i passi essenziali. Il discorso si diffuse egualmente sopra la politica interna ed estera.
Il passo eccezionalmente importante circa il principe di Bismarck ed il convegno di Friedrichsruh viene da alcuni giorni commentato in tutta Europa; eppure, caso singolare, esso non rivela nulla affatto dei risultati del convegno, da quello in fuori che tutti già sapevano, o s'immaginavano. Un uomo d'ingegno può tacere tutto e nondimeno soddisfar tutti. Crispi si è mostrato maestro in quest'arte. Certamente fu convenuto in Friedrichsruh che toccava al signor Crispi di dire pubblicamente la prima parola sopra il convegno. E colà furono anche tracciati i confini del tacere e del parlare. Il Cancelliere tedesco è indifferente all'enunciare cose grandi colla propria bocca, e questa volta doveva tanto più volentieri cedere il passo all'uomo di Stato amico, perchè la politica vien fatta in Italia in altro modo che da noi. In Italia bisogna toccar la corda dell'anima. Che cosa ha dunque detto l'oratore? Affermò che si pretendeva essersi cospirato a Friedrichsruh. Il rimprovero non tangere lui, vecchio cospiratore; però, non essersi cospirato colà che per la pace, ed ognuno poter partecipare alla congiura. Ciò è detto ingegnosamente, ed è efficace; ma i curiosi non ne saranno contenti, giacchè questi vorrebbero sapere quali provvedimenti in quel convegno si siano presi per assicurare la pace e da qual parte siano da temerne le perturbazioni. Senza tal timore non sarebbe necessario di cospirare. Qualche volta si parla di un silenzio eloquente: qui ci fu una eloquenza silenziosa, e noi che giudichiamo la situazione politica dal punto di vista tedesco, ne siamo contenti, e stimiamo l'uomo di Stato che s'è mostrato così perito in quest'arte.
Ma entriamo nell'esame dei passi del discorso che contengono qualcosa di più d'un'ingegnosa parafrasi del silenzio. Questi sono ben importanti. L'oratore osservò: l'Italia non aver mai stretto un'alleanza così piena e cordiale; la dignità sua non esser mai stata così rispettata, nè mai così garantiti i suoi diritti e bisogni, sono parole dietro le quali si può cercar tutto, ma però bisogna collegarle con le altre: essersi cospirato solo per la pace. Il modo di conciliare queste e quelle fu indicato dalla Norddeutsche Allgemeine Zeitung nel suo numero del 6 ottobre, nel quale notò che la visita del signor Crispi aveva provato l'accordo pieno dei due uomini di Stato nella loro risolutezza d'impedire, in unione all'Austria-Ungheria, una guerra europea, per quanto è possibile e, in caso di necessità, in unione, di difendersi. Stando a ciò, i due uomini di Stato si saranno accordati circa il modo di respingere l'attacco, e in ciò starebbe l'importanza capitale ed anche il segreto del convegno.
Ora, poichè noi crediamo fuor di luogo ogni tentativo di penetrare il segreto, dobbiamo aggiungere un'altra osservazione. Il Ministro Presidente annunciò davanti ad una adunanza numerosa di uomini politici del suo paese che l'Italia non strinse mai un'alleanza così piena e cordiale. Un atto tanto importante per le sorti d'Italia fu compiuto dal Re e dal Ministro, da soli. Nessuno ha protestato, e tuttavia l'Italia è tenuta in conto di uno dei paesi più liberi. E noi crediamo ch'essa giustamente venga tenuta in tal conto, e che però meriti tal libertà molto più di altri paesi. Nessun Ministro avrebbe potuto stringere una tale alleanza in un altro paese retto a sistema parlamentare: nessuno nè in Inghilterra, nè in Francia. In Francia, forse nel solo caso in cui tutti i partiti fossero convinti che nel segreto stesse nascosta la rivincita. — In Inghilterra fu un tempo in cui i Ministri potevano talvolta compier qualcosa di somigliante. Siccome nella politica estera i partiti di governo erano concordi nel fondo, ciascun partito poteva ritenersi sicuro che i successori eseguirebbero gli impegni assunti dal governo precedente. Eppure di rado s'usò anche allora di quella facoltà. Del resto, era necessario di usarne, poichè al tempo delle grandi guerre un uomo solo fu alla testa degli affari in Inghilterra e vi restò fino alla morte, Guglielmo Pitt, e non ebbe necessità di segreti di fronte al Parlamento, a causa della chiarezza della situazione e dello stato esistente di aperta guerra. Oggi ciò riescirebbe impossibile in Inghilterra. Ma il dominio mondiale di essa va tramontando. Un popolo, però, il quale è in grado di riporre piena fiducia nella volontà di un sol uomo quando ciò è necessario, e di dargli un mandato illimitato rinunciando ad ogni tentativo di sollevargli delle difficoltà, dimostra di essere degno della libertà, appunto perchè sa a tempo opportuno deporre le armi, di cui è fornito a difesa di essa.„
Articolo della “Kölnische Zeitung„ N. 300
(Morgen Ausgabe) 29 ottobre 1887.
“Quantunque noi non possediamo ancora il testo del discorso di Torino tenuto da Crispi, oggetto di tanti commenti, pure l'estratto telegrafico autentico conferma, in ogni punto, quanto da buona sorgente già era trapelato intorno all'Alleanza stipulata nella primavera scorsa e intorno al consolidamento della stessa in faccia all'estero mediante il convegno di Friedrichsruh. Crispi ha negato anzitutto espressamente il carattere offensivo della alleanza. Egli ha fatto risaltare che ogni Governo potrebbe far suoi gli scopi pacifici dell'unione. Egli ha inoltre accennato ben chiaramente che l'accordo esiste da tempo e che la visita sua lo ha soltanto messo in luce. A tal proposito vogliamo ricordare che la Norddeutsche Allgemeine Zeitung ristampa oggi senza commenti un articolo d'un giornale italiano nel quale si dice che in Friedrichsruh non fu stretto nessun nuovo trattato. Anche a proposito dei rapporti coll'Inghilterra vanno in giro tutto dì delle opinioni erronee. Come fu già osservato, non esistono patti formali coll'Inghilterra, nè sul Continente nè sui mari. Ciò che Crispi disse circa l'intesa coll'Inghilterra concorda quasi letteralmente con quanto fu detto più d'una volta in questo stesso giornale, come a mo' d'esempio il 1.º ed il 15 marzo, subito dopo la conclusione dell'alleanza. Già venne annunziato e confermato che delle stipulazioni conchiuse fra i tre, una riguarda l'Austria, ed ha per iscopo l'equilibrio del Mediterraneo, col consenso e d'accordo coll'Inghilterra e che questa appunto era la base più larga che l'Italia aveva posto per condizione del rinnovamento dell'Alleanza.
Quantunque pertanto, per quel che si sa da fonte degna di fede, un patto formale coll'Inghilterra, per le ragioni già note, non abbia avuto luogo, l'intesa suaccennata servirà tuttavia di norma anche per gli eventuali eredi dell'attuale Ministero inglese, pel solo fatto della comunanza degli interessi, e contribuirà come gli altri patti al mantenimento della pace.„