Capitolo Settimo.
La rottura delle relazioni commerciali con la Francia.

Negoziati per la rinnovazione del trattato di commercio italo-francese. Una missione officiosa dell'on. Boselli a Parigi: sue lettere a Crispi. Ragioni politiche ed economiche che condussero alla guerra di tariffe. — Dal Diario di Crispi, ottobre-dicembre 1887: questioni internazionali — colloquio tra lo Czar e il principe di Bismarck — documenti falsi — l'incidente consolare di Firenze.

Il trattato di commercio italo-francese del 3 novembre 1881 fu denunziato dal governo italiano il 15 dicembre 1886 per voto del Parlamento e dopo maturo esame, contemporaneamente al trattato italo-austriaco. All'atto della denuncia il ministro degli Affari esteri, conte Robilant, dichiarò esser sua intenzione di aprire negoziati per un nuovo trattato più rispondente ai bisogni nuovi o meglio accertati dell'Italia; ma la stampa francese considerò la denunzia come una rappresaglia pel rigetto, fatto pochi mesi prima dalla Camera dei deputati di Francia, della Convenzione di navigazione tra i due paesi già approvata dal Parlamento italiano.

L'opinione pubblica in Francia, mal disposta verso di noi sin dal 1882 per la nostra adesione all'alleanza austro-germanica, non faceva presagire nulla di buono circa il risultato dei negoziati per il nuovo trattato di commercio. Questi non erano ancora stati intavolati, quando, l'8 agosto 1887, l'on. Crispi assunse la direzione degli Affari esteri. Dopo pochi giorni, il 12 agosto, egli scriveva all'ambasciata d'Italia a Parigi esser

«nostra speranza che si giunga alla stipulazione di un trattato di commercio. Non sapremmo intanto dissimulare che un nuovo insuccesso nella Camera francese farebbe in Italia la più spiacevole impressione, al momento stesso in cui desideriamo vivamente di vedere raffermarsi l'amicizia tra i due popoli. Noi siamo risoluti a fare i primi passi, bene inteso però nel caso in cui il ministero francese si dichiari previamente pronto a corrispondere alla nostra iniziativa e vi sia possibilità di accordo.»

Il 21 agosto l'on. Crispi, non avendo ricevuto assicurazioni sufficienti dal presidente del Consiglio dei ministri di Francia, signor Rouvier, soggiungeva:

«.... Ma poichè sembra che il signor Rouvier non si creda in grado di poterci dare quanto all'atteggiamento del Parlamento francese riguardo al futuro trattato, quella malleveria ch'io non esito, dal canto mio, a dargli per il nostro Parlamento, preferirei di non esporre i due paesi agli attriti che sarebbero evidentemente la conseguenza di un terzo rigetto da parte delle Camere francesi.»

Non di meno, poichè il Rouvier suggeriva che le nostre domande gli fossero notificate in via preliminare ed ufficiosa, sia per mezzo di persone di fiducia del governo italiano, che per mezzo dell'Ambasciata, l'on. Crispi affidò la missione di esplorare le vere intenzioni dello stesso Rouvier all'on. deputato Paolo Boselli, che aveva, come negoziatore della Convenzione di navigazione, conosciuto il ministro francese e stretto buone relazioni personali con lui.

Dalle lettere scritte dall'on. Boselli a Crispi il 5, il 7 e il 10 settembre, stralciamo i brani più interessanti.