“In sostanza il signor Rouvier non può far previsioni positive e sicure circa l'esito che un nuovo trattato avrà nel Parlamento Francese, se prima non conosce, almeno per sommi capi, le domande, le concessioni, le intenzioni del Governo italiano, il quale avendo esso denunziato il trattato, pare a lui debba esporre pel primo i desiderii, almeno fondamentali, dei nuovi patti commerciali e marittimi. Già fin da ora però egli può affermare che non sarebbe approvato dal Parlamento Francese un trattato la cui durata oltrepassasse l'anno 1892, epoca in cui scadono i trattati che la Francia ha con altri paesi. Nè spera, come pure vorrebbe poter fare, che sia possibile ottenere l'approvazione di un trattato più liberale di quello da noi denunziato. Privo di qualsiasi altra notizia in proposito del Governo italiano, vide solamente due articoli, che a lui furono segnalati come scritti per ispirazione dei nostri on. negoziatori Ellena e Luzzatti, uno dei quali trattava del dazio sul bestiame e nell'altro era espresso il desiderio di ridurre il nuovo trattato a poche voci. A lui non sembra nè agevole, nè probabile il soddisfare questo desiderio; per contro invece egli sarebbe disposto, fermo l'attuale dazio, a vincolare la voce relativa al bestiame, ma trovò opposizione nel Ministero dell'Agricoltura e prevede che la troverebbe anche maggiore nel Parlamento.
Il Sig. Rouvier, reputando impossibile conchiudere un nuovo trattato di commercio e farlo approvare dai due Parlamenti (il Parlamento francese dovrà prorogarsi al 15 dicembre per le elezioni senatoriali) in tempo perchè possa andare in vigore il 1.º gennaio 1888, e parendogli che si debba evitare sia per ragioni economiche, sia per ragioni politiche, l'applicazione delle rispettive tariffe generali fra i due paesi, crede opportuna una proroga del trattato attuale per un anno, o almeno per sei mesi, cominciando intanto i negoziati.
Il Sig. Rouvier comprende come debba evitarsi assolutamente un terzo rigetto da parte del Parlamento francese, ma soggiunge che, conosciute, anche ufficiosamente, le domande del Governo italiano, potrà fare al riguardo fondati presagi dimostrando, coi calcoli numerici già a Lei noti, come, se le domande stesse saranno tali da non urtare con certe idee che sono invincibili nel Parlamento francese, si potrà conseguire un voto d'approvazione. Come Ella vede, i propositi e le intenzioni del Rouvier sono eccellenti, ma per poter sapere qualche cosa di concreto è mestieri che si esca dalle dichiarazioni generiche e che gli si facciano conoscere, in modo ufficioso e preliminare, e sia pure sommario, ma determinato, le nostre domande, cosa che può essere fatta opportunamente per mezzo dell'Ambasciata, ma che penso non possa esser fatta se non sentiti i nostri negoziatori.
Il Sig. Rouvier si rende perfettamente ragione del pessimo effetto che, anche politicamente, il rigetto della convenzione marittima deve aver fatto al nostro paese e attribuisce il rigetto stesso all'opposizione dei courtiers marittimi e alla fiducia che il Presidente del Consiglio di allora aveva nell'approvazione della convenzione stessa, cui però non diede tutta la dovuta importanza.
La guerra che oggi si muove in Francia ai nostri operai fu oggetto di vive e ripetute osservazioni da parte mia. Il Sig. Rouvier cercò di attenuarne la gravità, non ristandosi però dal deplorare esplicitamente quanto oggi accade....
Egli ignora che il Governo francese abbia banditi gli operai italiani dalle costruzioni di opere pubbliche e da altri servizi dipendenti da pubbliche amministrazioni e si riservò di prender notizie e darmi spiegazioni in proposito. Si mostrò però deciso sinceramente a fare quanto più gli è possibile per arrestare questa corrente di idee contrarie agli operai italiani che io gli dissi esser cagione di vivo e ragionevole risentimento nel nostro paese. L'eccitai a darci qualche solenne soddisfazione, manifestando in modo pubblico, p. es. con circolare ai Prefetti, il pensiero del Governo. Ma egli mi rispose che nei luoghi dove gli animi sono eccitati, l'intervento palese del Governo potrebbe rendere maggiore l'agitazione e che si potrà invece procedere più utilmente dando ai Prefetti istruzioni riservate. (Non prese però ancora positivo impegno).
Da alcuni giorni varii giornali autorevoli trattano la questione in un senso giusto e liberale; però io esortai il Sig. Rouvier a far sì che i giornali governativi più diffusi e popolari anche in provincia si adoperino a far argine alle idee ed alle passioni che accennano, checchè egli ne dica, a prendere larga estensione. Del resto il signor Rouvier ammette che il trattato nostro ancora in vigore e il trattato tra la Francia e la Spagna ci danno il diritto di reclamare contro ogni offesa alla libertà del lavoro dei nostri operai in Francia e dichiara che è deciso a far rispettare il nostro diritto. Questo argomento, tanto interessante, sarà ancora uno dei principali oggetti delle nostre successive conversazioni. Politicamente le franche parole d'una voce amica, trovarono eco nell'animo del Sig. Rouvier, ma mi rispose osservandomi come si debba constatare con reciproco rincrescimento che i fatti non si sono svolti sempre conformemente ai nostri comuni voti. Riservandomi di meglio riferire a voce la conversazione già avuta e quelle che avrò ancora al riguardo col Sig. Rouvier, mi limito qui a riassumere alcuni dei discorsi fatti oggi con lui.
Riconosce la verità dei concetti che gli ho esposti, seguendo le ispirazioni della S. V., ma afferma che l'accordo tra la Francia e la Russia, circa le questioni dell'Egitto, fecero credere che le relazioni fra i due paesi siano più intime di quanto effettivamente esse sono, poichè non havvi fra loro nulla di scritto, mentre qualche cosa di scritto esiste fra l'Italia e la Germania. Egli sa che i nostri impegni con la Germania riguardano il caso di una guerra difensiva per la Germania, guerra, egli soggiunse, che non avrà luogo, perchè la Francia non farà la guerra alla Germania (parole che vanno naturalmente intese come si devono intendere simili parole). Il partito, così detto, della revanche e della guerra alla Germania è, secondo il Rouvier, una ristretta minoranza in Francia, e quanto all'Italia, egli dice che nessuno, o ben pochi in Francia desiderano o promuoverebbero una guerra col nostro paese. Egli non crede che il generale Boulanger possa esercitare influenza sui destini del suo paese; fu un fuoco d'artifizio che va estinguendosi; fu opera ardua e di molta energia l'averlo allontanato ora dal governo; il Presidente Grévy non consentirebbe al suo ritorno e non avendo egli qualità solide, nè mezzi proprii e permanenti d'influenza, non è a prevedersi possa ritornarvi.
Il Rouvier desidera schiettamente che fra l'Italia e la Francia si entri in un nuovo periodo di miglior entente, e da parte sua si adopererà all'uopo, con tutto l'animo e con larghi propositi.„
“Le lunghe e quotidiane conversazioni che io ho, in modo del tutto amichevole, col Sig. Rouvier valgono a darmi un concetto adeguato della situazione. Lo vidi oggi, dopo che egli aveva inteso dal cav. Ressman le comunicazioni concernenti i negoziati per i trattati di commercio. Egli ammette volentieri, riservandosi però di parlarne co' suoi colleghi, che precedano ai negoziati ufficiali negoziati preliminari ufficiosi e segreti; non crede però possibile che questi seguano in luogo intermedio fra i due paesi, anche perchè troverebbe difficoltà nello scegliere da parte sua persona cui affidarli e crede preferibile, per il buon successo della cosa, occuparsene egli stesso; e quanto alla sede dei negoziati ufficiali, contrappone alla nostra domanda le opposizioni che fa ad essa il suo ministro degli Affari esteri. Di tutto, però, conferirà co' suoi colleghi e si adopererà affinchè ogni cosa riesca con reciproca soddisfazione.