Quanto all'avviare questi primi negoziati segreti pel tramite dell'Ambasciata, la cosa potrebbe riuscire opportuna, ove il Governo italiano non persista nel volere che si svolgano in altro luogo; ma quanto alla parte che mi riguarderebbe io gli risposi immediatamente come non mi sarebbe possibile assumerla, sia per i miei propositi già a lui noti, sia per riguardo ai nostri negoziatori, egregi colleghi ed amici miei. Ed anzi a prevenire che la mia prolungata permanenza in Parigi possa dare occasione a qualsiasi malinteso al riguardo e che essa finisca per far credere che in qualche modo si iniziino a Parigi quei negoziati preliminari che il Governo italiano desidera abbiano luogo altrove, io stimo conveniente di lasciare fra quattro o cinque giorni questa città.

Il Sig. Rouvier mi chiese se è intenzione del Governo italiano che il trattato di navigazione vada congiunto al trattato di commercio, dal quale egli per avventura inclinerebbe a tenerlo separato.

Rispetto ai nostri operai, il Sig. Rouvier mi ha ripetuto che è assoluto proposito suo di far rispettare i diritti che sono ad essi garentiti dai patti internazionali vigenti e che a lui non consta che, da parte di amministrazioni governative, siasi ordinata l'esclusione di operai italiani dall'esecuzione di pubblici lavori. Quanto alle amministrazioni comunali e dipartimentali non avere egli alcun mezzo legale contro le deliberazioni che per avventura abbiano emesso nel senso di obbligare gli intraprenditori a valersi unicamente di operai nazionali.

Insistendo io circa talune disposizioni che si affermano inserite nei quaderni d'oneri formulati da amministrazioni governative per talune imprese, egli si riservò ancora di riesaminare la cosa e darmi ulteriore risposta. Ove si riesca a trovare il modo di darci qualche esplicita soddisfazione o guarentigia, il Governo italiano potrà reclamare in forma ufficiale, provocando quelle dichiarazioni che verranno preventivamente concordate. Ma intorno a ciò, nè il Sig. Rouvier ancora mi diede, nè io sono ancora in grado di scriverle alcuna positiva assicurazione. Il signor Rouvier però non tralascia di ripetermi che egli ritiene l'attuale movimento avverso gli operai stranieri essere un vero traviamento di idee contrario ai grandi principii della rivoluzione francese.

Passando ad altro argomento le dico che il Sig. Rouvier molto ragionevolmente si rende ragione delle difficoltà trovate pel concorso dell'Italia all'Esposizione del 1889, dopo che se ne fecero promotori taluni radicali italiani e che egli vagheggerebbe un'alleanza delle nazioni latine da sostituirsi ad altre combinazioni internazionali oggi inevitabili.

Poichè bisogna essere con qualcuno ammette che alla Francia è mestieri essere in buon accordo colla Russia, ma non gli pare che nella questione bulgara sia realmente in causa il principio delle nazionalità, e quanto alla questione d'Egitto gli pare che uguale sia l'interesse della Francia e quello dell'Italia: che succeda cioè alla occupazione inglese il potere di un Vicerè indipendente che governi di concerto coi Consoli delle grandi Potenze, e che si dia a quel paese un carattere come a dire di neutralità. (Tali le idee del Rouvier, ma il vero concetto della politica francese, Ella lo conosce meglio di me, è quello di stabilire, esclusa l'Inghilterra, la preponderanza francese in Egitto: ma io riferisco e per ora non commento.)„

“Ella riceverà, per mezzo dell'Ambasciata, le risposte del Sig. Rouvier alle tre comunicazioni.

Posso intanto dirle quali saranno.

Il Sig. Rouvier consultati i suoi colleghi, risponde:

Nulla in contrario a che precedano negoziati ufficiosi e segreti, ma questi abbiano luogo a Parigi. Non ha persona da inviare all'uopo altrove; inviando a ciò una persona apposita e nota cesserebbero di esser segreti; desidera farli egli stesso personalmente nell'utilità stessa della cosa.