Si parla della crisi francese; egli non ha una sicura opinione sul risultato della medesima. Mi narra che vide a Parigi l'on. Villa, Presidente del Comitato Italiano per la Esposizione universale del 1889, e che si adoperò per contentarlo; agli italiani fu concessa una speciale località che desideravano.
Il de Moüy mi ringrazia della mia adesione alla Convenzione pel canale di Suez. Rispondo che in massima accetto la Convenzione, ma che non potrò dare una risposta ufficiale finchè non avrò ricevuto e letto tutti i documenti che si riferiscono a codesto grave argomento. Negli articoli V e VIII della Convenzione trovo quello che l'Italia aveva domandato.
Il viaggio di Friedrichsruh è anch'esso tema della nostra conversazione. L'impressione in Francia non poteva essere gradita, ma fortunatamente si va dissipando. Alla mia osservazione che a Friedrichsruh nulla fu stabilito contro la Francia e che i discorsi furono tutti di pace, egli oppose che io non avrei avuto bisogno di fare un così lungo viaggio per così poco. Ricordai i propositi di Gambetta al 1877 e la necessità d'intendersi fra i due paesi. Secondo lui può combinarsi un modus vivendi tra la Francia e la Germania; ma finchè esiste la questione dell'Alsazia e della Lorena non è possibile un accordo. La Francia vuole la pace — egli soggiunse — e ne ha bisogno; essa, quantunque abbia un esercito formidabile, non si lascia tentare a far la guerra. Crede quindi strano che le altre Potenze costituiscano delle alleanze per conservare una pace che la Francia non vorrà mai turbare.
Il signor de Moüy mi parla del trattato di commercio. Ho osservato che il governo francese non ha mandato che due sole note e con quella in risposta alle nostre domande ha chiesto cose impossibili; ed ho soggiunto che cotesta è una prova di non voler stipulare trattato alcuno. Egli si difese attaccandoci. Per lui il trattato è più utile a noi che alla Francia. A questa gioverebbe il regime comune delle tariffe. Gli ricordai che dopo il 1878 siamo rimasti sette od otto mesi sotto il regime delle tariffe. Egli riprese ricordandomi che noi diamo alla Francia meno di quello che prendiamo, e che le esportazioni e le importazioni si bilanciano con moneta a favor nostro. Concluse per una proroga del trattato attuale.
22 novembre. — Il conte Solms mi parla degli intrighi presso il Sultano. La Russia vi lavora più di tutti e incute paura a quel principe. Pericoli corsi dal gran visir Kiamil-pascià di essere supplantato da un partigiano della Russia.
Marocco: quell'Imperatore invitò i notabili a deliberare circa le concessioni che potrebbero esser fatte alle Potenze straniere. Cotesto sarebbe un preliminare della Conferenza.
25 novembre. — Visita del conte Rascon.
Convenzione pel canale di Suez.
Elevazione della Legazione ad Ambasciata. La Spagna, avendo una Ambasciata presso il Vaticano, la vorrebbe anche presso il Quirinale; naturalmente l'Italia dovrebbe far lo stesso. Il governo spagnuolo avrebbe fatto l'identica proposta a Berlino e a Vienna. Rispondo che consento in massima e che ne parlerò coi miei colleghi e prenderò gli ordini di S. M.
27 novembre. — Il conte Solms viene ad annunziarmi che l'Inghilterra accetta che la Conferenza pel Marocco avvenga sull'argomento della protezione. I rappresentanti delle Potenze a Tangeri dovrebbero riunirsi per intendersi sulle altre questioni. La Francia accetta che la Conferenza si occupi di tutte le questioni che possano interessare il Marocco. Il Moret vorrebbe spedire subito le lettere d'invito.