Le minaccie dei radicali portarono frutto: la maggioranza, sempre timida, se ne commosse, e credendo prossimo un gran pericolo abbandonò il Ferry ed elesse il signor Sadi-Carnot, senza partito e senza amici.

Tutti ormai sanno che, se fosse stato eletto Ferry, qualche migliaio di arruffoni sarebbe sceso da Montmartre e da Belleville. Il governatore militare di Parigi, generale Saussier, che aveva accresciuto il presidio della capitale e di Versailles e prese misure energiche, era preparato agli eventi, e sarebbe stato gran ventura lo sbarazzarsi in una volta di una caterva di souteneurs, ladri e assassini che insozzano la capitale, e di sottrarre il governo alla tirannia dell'estrema sinistra che lo paralizza.

La crisi presidenziale si mutò in crisi ministeriale, che finì con la formazione di un gabinetto senza forza. A dare un saggio delle difficoltà che si dovettero superare per comporre il gabinetto, basti ricordare in qual modo divenne ministro il generale Logerot. Quel portafoglio, offerto a molti che lo rifiutarono, era rimasto vacante, quando il presidente del Consiglio, Tirard, si presentò all'Eliseo per annunziare la composizione del suo Ministero. Il Tirard, riferiti i passi inutilmente fatti per trovare un ministro della guerra, opinava per l'annunzio della composizione ministeriale senza il titolare del Ministero della guerra; ma la proposta non garbò al signor Carnot. Cercando come uscire d'imbarazzo, il Presidente si sovvenne di avere udito presso Digione, dove possiede una terra, ma non ricordava da chi, forse da un guarda-caccia o da un giardiniere, che il generale comandante della guarnigione era un brav'uomo. Non ne sapeva il nome. Un ufficiale d'ordinanza, interrogato, rispose che il corpo d'armata di Digione era l'ottavo, e che il suo comandante si chiamava Logerot. Il signor Tirard ebbe ordine di telegrafargli subito per proporgli il portafoglio della guerra. Logerot rispose: «Arriverò domani ore 9 ant.». Queste parole furono interpretate come un consenso, e il Journal officiel si affrettò a dar l'annunzio del nuovo Ministero, compreso Logerot alla guerra. Quando questi arrivò alle 9 per scusarsi, la cosa era fatta, e lo persuasero a star tranquillo per non mettere il governo in imbarazzo e, peggio, in ridicolo.

Questo gabinetto ebbe così poca vitalità sin da principio che, appena insediato, non essendo ancora discusso il bilancio per il 1888, la Camera non volle accordargli che tre dodicesimi provvisori, ed i profeti di crisi ministeriali ne proclamano la fine ad ogni episodio parlamentare.

Ma se esso pare debole all'interno, dimostra qualche energia all'estero, resistendo alle seduzioni russe. Da molto tempo la Russia semina in Francia, e se ne vedono già i frutti. Granduchi e granduchesse vengono, vanno, cercando simpatie nella grande società. Letterati francesi più o meno convinti, e probabilmente ben pagati, traducono le novelle e i romanzi russi, pieni d'ingenuità grossolane e barbare, come di nomi strani che li rendono originali. Il giornalismo chiama la Russia «la nation sœur». Il popolo francese si abitua così a considerare la Russia come un'alleata; non sono mancate neppure manifestazioni di militari, certi passi del generale Boulanger, un discorso del generale Saussier, molti discorsi dell'addetto militare russo. Ma il governo sembra sinora non esser vinto da questa corrente, forse perchè sa di potervisi abbandonare quando vorrà, e malgrado che l'ambasciatore di Russia, barone di Mohrenheim, non tralasci occasione per accarezzare la Repubblica.

In una delle ultime crisi ministeriali pareva che il solo Floquet potesse formare un gabinetto, ma la sua candidatura venne scartata per non dispiacere allo Czar che ricordava il grido di «Vive la Pologne, monsieur», lanciato dal Floquet nel 1867 allo czar Alessandro. Un anno fa il Floquet era studiosamente evitato da tutti i russi. Un giorno il barone di Mohrenheim trovandosi in visita dalla marchesa Menabrea, era seduto presso alla signora Floquet, e senza conoscerla conversò con essa, trovandola amabile e spiritosa. Quando essa uscì dal salone, il barone domandò chi fosse, e, saputolo, scattò come una molla, esclamando un «bigre» che stupì tutti i presenti, ai quali non dissimulò il suo dispiacere. Pochi mesi son passati, e due o tre giorni sono il signor di Mohrenheim si è fatto presentare dal ministro degli esteri, in un ricevimento del ministro del commercio, al presidente della Camera, signor Floquet.

Per l'appunto un gabinetto Floquet si disegna all'orizzonte in caso di crisi, e questo passo dell'ambasciatore russo sembra diretto a far comprendere che la Russia è disposta ad assolvere il signor Floquet per amore della Repubblica.»

Il 21 gennaio l'agenzia telegrafica Reuter comunicava che una grande attività era notata nell'arsenale di Tolone. Si preparava una squadra di corazzate e d'incrociatori, e si facevano esperimenti di mobilitazione. Le maestranze dell'arsenale lavoravano oltre il consueto. Il Petit Journal, il più diffuso foglio della Francia, spiegava quell'insolita attività con l'irritazione prodotta dall'incidente di Firenze.

In febbraio e in marzo a Modane erano giunti un vagone di dinamite e grande quantità di munizioni; i forti di Esseillon, Braman, Sassey e Replaton erano stati rinforzati di mille uomini di fanteria, artiglieria e genio.

Il primo febbraio l'ambasciatore Menabrea telegrafava: