30 marzo. — Ambasciatore di Spagna: gli dico di non opporsi all'intervento della Turchia alla Conferenza sul Marocco. La Spagna avendo fatto l'invito, non può ritirarlo.

1.º aprile. — Telegrafo al principe di Bismarck: «Prego V. A. di gradire nel giorno anniversario della sua nascita i miei voti più sinceri. Confrontando la Germania di oggi, ch'è in gran parte opera vostra, con la Germania del 1815 che vi vide nascere, ammiro la grandezza del vostro genio e la potenza della vostra volontà; sono orgoglioso dei buoni rapporti che intercedono tra noi e mi conforta che il mio paese proceda di conserva nella storia della nostra epoca con quello di cui V. A. con mano sicura e ferma guida i destini».

— Il conte di Launay mi telegrafa di essersi recato a far visita al Gran Cancelliere. «Egli mi ha detto — così il Launay — di essere stato commosso del telegramma grazioso in ogni modo che in occasione del suo giorno natalizio gli ha indirizzato V. E. Il Principe non potrebbe essere più soddisfatto dell'amicizia che regna tra i due governi. Una perfetta intesa è tanto più necessaria dinanzi all'avvenire incerto. Nessuno può prevedere ciò che avverrà in Francia, dove i partiti estremi prevalgono sugli elementi moderati. Noi non attaccheremo perchè non vogliamo rappresentare la parte di provocatori. Il vostro governo evita saggiamente tutto ciò che possa aver l'aria di una provocazione. Ma se malgrado questa attitudine, la guerra dovesse scoppiare, noi siamo in condizione di affrontare la sorte con successo. Ho approfittato di questa occasione per ringraziare il Cancelliere dell'appoggio che continua a darci per impedire il deprezzamento della nostra rendita. S. A. mi ha risposto che faceva questo di gran cuore. Sono questi i servizi che si debbono rendere gli amici».

3 aprile. — Solms mi dà lettura di una Nota colla quale si risponde ad un mio telegramma diretto ad ottenere che il principe di Bismarck volesse persuadere Salisbury a permettere alle nostre truppe di Massaua, che soffrono per il gran caldo in quel porto del Mar Rosso, di passare l'estate in Egitto. Il governo inglese ci ha, invece, offerto l'isola di Cipro, ed ho risposto che tanto valeva ritirare le truppe in Italia.

4 aprile. — Il conte Rascon viene a parlarmi dell'intervento turco nell'affare del Marocco. Il Marocco rifiuta tale intervento.

13 aprile. — Solms mi dà notizia di una Nota di Radowitz da Costantinopoli, secondo la quale i francesi avrebbero dato a credere al Sultano che noi abbiamo mandato da Massaua ottomila soldati a Suez, con animo di occupare l'Egitto.

La sera del 10 Radowitz ha pranzato a Yldiz-Kiosque. Poco avanti il pranzo, il Gran Visir gli ha comunicato la notizia ricevuta dall'Ambasciata di Francia relativa all'invio delle nostre truppe a Suez, soggiungendo confidenzialmente che il conte di Montebello aveva offerto alla Turchia tutto l'appoggio della Francia per quelle misure che giudicasse necessario prendere in vista di un tal fatto. Era cotesta una maniera di spingere la Porta a una decisione irriflessiva. Il Gran Visir dubitava egli stesso dell'esattezza di tale notizia; ma non poteva non esserne preoccupato. Il Sultano pareva allarmatissimo, e durante il pranzo ha parlato continuamente con l'Ambasciatore di Germania. Radowitz non ha mancato di fargli osservare che la notizia, venendo da fonte che non offre garanzie d'imparzialità, non poteva essere accettata senza controllo, e che prima di emettere un giudizio qualunque bisognava assicurarsi della sua esattezza; in ogni caso la sua opinione personale era che la politica italiana escludeva qualsiasi attentato all'integrità dell'Impero Ottomano e ai diritti del Sultano. Coteste parole hanno contribuito a calmare lo spirito di Sua Maestà.

15 aprile. — Photiadès-pascià m'informa di essere stato interpellato da Costantinopoli circa l'invio a Suez di ottomila soldati nostri sotto il comando del generale Saletta. Egli avrebbe smentito la notizia soggiungendo che si tratta del ritorno delle truppe da Massaua. L'insinuazione sarebbe stata fatta dal vice-console francese a Massaua.

3 giugno. — Il conte Solms m'informa di un colloquio tra il conte di Bismarck e l'ambasciatore di Francia a Berlino, signor Herbette. Rispondendo alla domanda che la Germania concorra alla sola esposizione di belle arti del 1889, il Conte si sarebbe rifiutato con parole assai vive. Egli avrebbe detto che il governo francese sarebbe impotente a tutelare l'ospitalità dovuta ai tedeschi. Se i francesi li oltraggiassero e maltrattassero le loro opere d'arte, il governo francese si troverebbe in una posizione difficile, e siccome la Germania vuole conservare lo stato di pace tra le due nazioni, è meglio evitare ogni occasione di dissidio. Dopo i casi di Belfort, i tedeschi non sono punto sicuri in Francia e fanno male ad andarvi; si troverebbero più sicuri ed incontrerebbero minori pericoli nel fondo dell'Africa.

Herbette restò scosso da coteste parole ed esclamò: «C'est que vous êtes les vainqueurs et nous les vaincus.»