Nel paese però il partito, il quale ha maggiore vitalità dopo il repubblicano è il bonapartista, il quale parimenti è il più audace. Ma poco importa di ciò, e siccome uno dei due bisogna che soccomba nel caso in cui il colpo di Stato deve esser fatto, il più furbo dei due saprà disfarsi del suo competitore.
Chiunque dei due vinca, e mettiamo che vincendo possa assumere senza contrasti il governo della Francia, dovrà il suo trionfo all'esercito ed al clero. L'esercito ed il clero — essendo le due forze di cui si sarà valso il vincitore — avranno delle pretese alle quali bisognerà dar soddisfazione.
Quello che domanda il clero, tutti lo sanno: il ritorno al passato, ed in questo è prima condizione il ristabilimento del potere temporale del papa. L'esercito alla sua volta vorrà rifare con qualche vittoria il prestigio perduto nell'ultima guerra con la Germania.
È facile il comprendere che il terreno che meglio conviene alla reazione, e nel quale essa crede trovar facile successo, è l'Italia nostra.
Coteste mie congetture svanirebbero, qualora la Francia abbandonasse le sue male abitudini, giungesse a costituire un regime di libertà, e smettesse per sempre il brutto giuoco delle rivoluzioni e dei colpi di Stato, dai quali nulla può sorgere di stabile e duraturo, la violenza ai tempi nostri non potendo essere buona arte di regno. Noi però dobbiamo regolarci e provvedere come se fosse possibile l'attuazione delle ipotesi da me contemplate. Guai, se un mutamento di governo in Francia non ci trovasse pronti a difendere il trono italiano e l'indipendenza nazionale!
Non nascondo a V. M. che i repubblicani ritengono impossibile un colpo di Stato. Essi son d'avviso che a Mac-Mahon mancherebbero l'ingegno ed i mezzi morali per un atto così audace, e che l'esercito non si presterebbe a tanto. Era pur di cotesto avviso il signor Thiers che vidi il 31 agosto, cioè tre giorni prima della sua morte e che mi parlò con molta devozione di V. M.
Dopo tutto quello che le ho rassegnato ho adempiuto al mio ufficio. Nei 29 anni di regno, V. M. ha saputo con la sua intelligenza e col suo coraggio superare difficoltà più gravi di quelle da me prevedute, ed ha saputo evitare pericoli di maggiore entità. Il suo senno, la sua esperienza le suggeriranno quello che converrà fare in previsione degli avvenimenti, intesi i consiglieri responsabili della Corona.
Mi permetta ora, Sire, che chiuda la presente, dicendomi con tutta devozione e con affettuoso rispetto della M. V.
L'umilissimo, obblig. servitore
F. Crispi.»
12 settembre. — Partenza per Berlino, via Bruxelles, alle 2,45 pom. Pernotto a Bruxelles.