«La morte dell'Imperatore di Germania mi impone il doloroso obbligo di richiamare la di Lei attenzione sui provvedimenti che si debbono prendere per questo triste avvenimento.
Ella avrà notato che in varj giornali e ad epoche diverse si è accennato alla probabilità della mia gita a Berlino per porgere ancora una prova di amicizia all'Augusto infermo.
Ciò che io non avrei creduto opportuno vivente l'Imperatore, diverrà invece conveniente ed utile dopo la sua morte?
Certo risponderebbe ai sentimenti del mio cuore e forse al delicato sentire del Popolo Italiano, che io rendessi questo estremo onore a chi fu per lunghi anni il migliore amico mio e dell'Italia.
Ma poichè il sentimento non dev'essere la sola e precipua guida delle decisioni di Stato, è dovere nostro di ponderare se le considerazioni politiche conducono alla stessa risoluzione.
Non nascondo che non mi sentirei molto propenso a far il primo la visita al nuovo Imperatore, che è più giovane di me e che non ha ancora avuto occasione di compiere atti dai quali tragga speciale autorità.
D'altra parte, però, non mi rifiuterei al sacrifizio di un viaggio a Berlino, se con questo avessimo la certezza di raggiungere lo scopo di rendere saldi ed intimi i nostri rapporti anche col nuovo Imperatore e di dargli nel tempo stesso occasione di ricambiarci la visita in Roma nell'epoca che Ella preventivamente stabilirà col P.pe di Bismarck.
Questo scopo è di fronte alle Potenze Europee pienamente coperto dalla nota mia amicizia con Federico Guglielmo e dalla mia intimità colla sua famiglia.
La prego di considerare tutto ciò e di telegrafarmi se Ella crede necessario il mio viaggio nell'interesse del Paese; ed in caso affermativo, se Ella pensi di poter stabilire preventivi accordi col principe di Bismarck.
In qualunque ipotesi Le sarò grato se vorrà sollecitamente telegrafarmi le sue proposte.