La questione accennata dal de Moüy e sollevata poi dal governo francese per l'applicazione a Massaua delle tasse municipali a tutti i suoi abitanti, italiani e stranieri, offrì un'altra prova della tendenza della Francia a cercare pretesti di litigi coll'Italia.

Crispi fu accusato di essere un provocatore, di obbedire così agendo alla volontà del principe di Bismarck che voleva la guerra, di dare alla triplice alleanza un atteggiamento inquietante. Per molti anni la stampa francese e quella parte della stampa italiana che le faceva eco, hanno ricamato su cotesto tema, e si continua ancora in pubblicazioni recentissime a dipingere un Crispi di maniera, arrogante, dalle passioni autoritarie, precipitoso nei giudizi[22].

Quanta giustizia contenessero tali accuse, può rilevarsi dall'incidente per le tasse di Massaua.

Il fatto che vi dette occasione e gli argomenti messi in campo dal ministro Goblet, succeduto al Flourens, per contrastare l'esercizio della sovranità dell'Italia su quella terra già bagnata da tanto sangue italiano, si desumono dai documenti che riferiamo.

In tre Note, due del 25 e una del 31 luglio, dirette agli ambasciatori per essere comunicate alle Cancellerie delle grandi Potenze, Crispi combatteva le obiezioni francesi. Le riassumiamo:

«Il generale comandante superiore a Massaua, per sopperire in parte alle spese d'igiene, illuminazione, ecc., ha imposto il 30 maggio scorso, a tutti i proprietari di immobili e a tutti i commercianti della città, nazionali e stranieri, una tassa variante da 2 a 7 lire al mese. Un'altra ordinanza, data con lo stesso scopo il 1 giugno, ha sottoposto ad una tassa di patente le rivendite di bibite, di commestibili, ecc. Ventitrè commercianti, tra i quali, oltre due francesi, uno svizzero e venti greci che nell'assenza di un console della loro nazione godono della protezione del vice-console di Francia, solo Agente straniero che vi sia a Massaua (tale è lo stato delle cose da noi trovato al momento della nostra occupazione), hanno rifiutato di pagare.

Il governo francese sostiene i loro reclami e ci contesta il diritto d'imporre tasse sui suoi nazionali e protetti, invocando le capitolazioni esistenti a Massaua.

Data e non concessa l'ipotesi dei nostri avversari, che a Massaua vigano le capitolazioni, saremmo obbligati a non sottoporre ad una tassa, di natura municipale, i soggetti e i protetti stranieri senza il consenso dei loro governi?

Vediamo quello che avviene a questo proposito nelle antiche provincie ottomane, sebbene esse si trovino giuridicamente in condizioni ben diverse da Massaua, e anche nei paesi di capitolazioni. Nella Bosnia-Erzegovina tutti i privilegi fiscali e comunali in favore degli stranieri sono scomparsi al momento dell'occupazione austro-ungarica. A Cipro la facoltà d'imporre tasse sugli stranieri è limitata dai trattati di commercio con la Turchia e non dalle capitolazioni. La Bulgaria, che ha ora creato i municipii, ha dovuto imporre tasse comunali, contro le quali le Potenze europee non hanno fatto obiezioni.

L'Egitto ha promulgato una legge che sottopone tutti gli stranieri ad una tassa di patente, e sinora nessun governo ha fatto rimostranze al Cairo. La Sublime Porta ha tentato di applicare cotesta tassa di patente nel territorio dell'impero; i rappresentanti delle grandi Potenze, pure riconoscendo la violazione delle capitolazioni, non hanno fatto opposizioni di principio e si sono limitati a volerne regolata l'applicazione. A Tunisi il Municipio, creazione francese, percepisce le tasse.